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Nel nome di Galileo si scrive e si legge di clima e sviluppo, di pace e migranti

Il Mattino di Padova / di Silvia Pittarello

Migranti, clima, universo e domande universali, pace, ricerca scientifica e sviluppo: questa la caldissima cinquina scelta dalla giuria di esperti della XIII edizione del Premio Galileo per la divulgazione scientifica. La selezione ieri mattina a Padova, a Palazzo Moroni, con la giuria presieduta dalla senatrice Elena Cattaneo, massima esperta di cellule staminali e malattie neurodegenerative. Nella cinquina, che ha accesso alla fase finale del Premio, ci sono Cristina Cattaneo con “Naufraghi senza volto” (Cortina), Roberto Defez con “Scoperta. Come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l’Italia” (Codice), “Fisica per la pace. Tra scienza e impegno civile”, a cura di Pietro Greco (Carocci), Sandra Savaglio con “Tutto l’universo per chi ha poco spazio tempo” (Mondadori), Peter Wadhams, “Addio ai ghiacci. Rapporto dall’Artico” (Bollati Boringhieri). Il cuore e la mente«Le storie e i libri scelti sono bellissimi» spiega la presidente Catteneo con emozione. «Il Premio mi sembra un’occasione straordinaria per rilanciare l’idea che leggere fa bene al cuore e alla mente».

I libri candidati sono stati oltre cento (il 30% in più rispetto al 2018) e le case editrici che hanno sottoposto le loro candidature sono raddoppiate. «Questi dati ci dicono che stiamo andando nella direzione giusta di una rispondenza di strategia tra il nostro Premio e il mercato editoriale» dice l’assessore alla Cultura del Comune di Padova, Andrea Colasio. Il premio sta entrando nella sua adolescenza, si sta istituzionalizzando e, con la nuova formula, l’anno scorso ha avuto un incremento di visibilità. “Plant revolution”, il libro che ha vinto l’edizione 2018, è entrato nella classifica della saggistica e questo ha attirato l’attenzione delle case editrici che hanno compreso che la partecipazione al Premio ha un valore. Esserci, insomma è importante. Ma complice di questo successo è stato anche il fatto che nel 2018 in Italia si è parlato molto di scienza risvegliando l’attenzione dei lettori.

Come dire l’appetito vien mangiando. E i banchetti più attraenti sono proprio i festival che invitano alla lettura, e quindi a vendere più libri, a garantire più visibilità ai finalisti, a dare buoni risultati di mercato. Il ruolo dei giovaniI cinque libri finalisti verranno ora sottoposti alla giuria popolare, composta da studenti delle classi quarte degli istituti superiori di tutte le province italiane. «Loro sono cifra del Premio Galileo e le intenzioni del comitato scientifico è che continui così» conclude l’assessore. Si tratta di classi di eccellenza, che hanno partecipato a progetti di ricerca in collaborazione con Università italiane. Il loro contributo è prezioso per far crescere la qualità del Premio. E infatti loro, i ragazzi di alcuni licei di Padova e provincia presenti in sala, hanno seguito con grande attenzione e molto interesse i lavori della giuria concordando con le scelte fatte: «Clima e migranti li avrei scelti sicuramente anch’io» dice Filippo Perea del Liceo Scientifico Galileo Galilei di Selvazzano. Gli fa eco il suo compagno di classe, Edoardo Santi: «Sarei indeciso tra Cattaneo e Wadhams perché mi sembrano temi importanti e molto sentiti per l’attualità. Spero siano trattati in modo avvincente e coinvolgente». Ma anche il tema affrontato da Defez, l’importanza della ricerca scientifica come driver per il miglioramento del nostro Paese, desta attenzione. Dice una giovanissima, Ledia Pampagnin: «Si spende tanto per la nostra istruzione, che ci permette di crescere e poi però siamo costretti ad andarcene, mentre sarebbe importante fare qualcosa qui».