Il dibattito sull’innovazione alla prima giornata del Galileo Festival. Pizzocaro (Fidia): “Brevetti di bio-farmaci, solo così arriva la svolta. Aziende e università stringano collaborazioni strategiche””

C’è un nuovo orizzonte da conquistare: l’innovazione dell’economia con il vincolo della sostenibilità per scongiurare le pandemie nate dagli squilibri degli ecosistemi. Un traguardo che non si raggiunge piantando solo alberi. L’università ha raccolto la sfida e a Padova, nel settore della medicina, ha sviluppato delle partnership modello.

Ne ha parlato, ieri, al Galileo festival, Carlo Pizzocaro, presidente e ad di Fidia. L’azienda di Abano dispone di 1400 brevetti, 1000 dei quali ruotano attorno all’acido ialuronico che consente al gruppo, che scelse il nobel Rita Levi Montalcini come testimonial, di detenere la leadership mondiale del componente fondamentale dei tessuti connettivi dell’uomo, grazie al quale la pelle conserva la propria resistenza.

«Uno di questi farmaci compie 60 anni e ciò dimostra la nostra capacità di innovare costantemente il prodotto. Senza ricerca non c’è futuro e siamo riusciti a creare nuove sostanze per curare le patologie più gravi. Siamo l’unica casa farmaceutica italiana ad aver elaborato un farmaco antitumorale da 15 anni sottoposto all’esame dell’Fda negli Usa», ha spiegato Pizzocaro.

Ora cosa si presenta all’orizzonte? I vaccini Rna nella pandemia Covid hanno aperto un nuovo capitolo ma l’Italia resta fanalino di coda proprio perché non ha saputo avviare collaborazioni strategiche tra l’industria e gli atenei. Si sta aprendo una fase nuova per l’oncologia su base vaccino-Rna con l’America che detta le regole. L’80% dei nuovi brevetti viene elaborato grazie alle partnership tra le università e le aziende che finanziano linee di ricerca e bio-farmaci. In Italia siamo all’anno zero, ha precisato il manager. Che ha spalancato la porta al metaverso e all’intelligenza artificiale nella sanità. Esistono tecnologie in grado di prevedere il rischio infarto al cuore nei soggetti a rischio con 5-6 anni di anticipo, “app” che dovranno essere gestite dai cardiologi e non lasciate al dottor-internet. Insomma, il futuro si costruisce con la ricerca che per decollare deve contare su risorse ad hoc, come ha sottolineato Cristina Balbo: Banca Intesa finanzia il 56% delle Pmi innovative e il 31% delle start up. La sfida è colmare il gap con gli Usa.