SPACE ECONOMY, DECOLLA LA FILIERA DEL MADE IN ITALY

Il Corriere della Sera / di Diana Cavalcoli

Cresce l’economia delle stelle made in Italy. Il nostro Paese è quinto al mondo per brevetti depositati, dietro alla Cina e davanti alla Russia; è settimo per investimenti pubblici in percentuale sul Pil; quarto per il commercio di tecnologie spaziali. L’istantanea arriva dal palco della decima edizione del Galileo Festival di Padova dove Serena Fumagalli, economista della direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo ha presentato i numeri del settore. «Emerge — dice — una specializzazione del nostro Paese nella manifattura spaziale, una filiera che conta 286 imprese giovani, nate dopo gli anni 2000 e di piccole dimensioni: oltre la metà è sotto i due milioni di fatturato». Realtà piccole ma iper specializzate: si va dalla progettazione software alla rielaborazione di dati satellitari passando per la produzione di componenti per i veicoli spaziali e per le telecomunicazioni via satellite. Aziende e startup con di fronte un mercato potenziale miliardario. Solo nel 2021, secondo la Satellite Industry Association, la Space economy ha raggiunto nel mondo un valore di 386 miliardi di dollari, + 4% sul 2020. Per fare il salto servono però risorse economiche. Di futuro e investimenti per lo spazio ha parlato Simonetta Di Pippo, direttore dello Space Economy Evolution Lab di Sda Bocconi e autrice di Space Economy (Egea). In Italia secondo l’astrofisica abbiamo eccellenze ma serve una strategia di lungo termine per puntare a progetti strutturati e intercettare gli investimenti. «Un approccio sistematico al pubblico-privato — sottolinea — aiuterebbe pmi e startup. Posizionerebbe l’Italia dove merita, ovvero ai primi posti a livello mondiale nell’economia spaziale». Un traguardo irraggiungibile però senza investimenti adeguati sulle persone e sulla formazione delle nuove generazioni. Per Massimo Comparini, ad di Thales Alenia Space Italia, il momento è ora: «La sfida è attivare un ecosistema in cui la finanza deve fare la sua parte». Un punto di partenza può essere il Piano nazionale di ripresa e resilienza. «Il Pnrr sull’osservazione della terra mette 1 miliardo. Siamo l’unico Paese ad avere un progetto istituzionale di questo tipo». Che l’economia dello spazio sia in salute lo dimostra anche la popolarità degli astronauti da Samantha Cristoforetti, da poco tornata sulla terra, a Paolo Nespoli. Proprio Nespoli ha aperto il Festival raccontando la sua esperienza rispetto al «volo umano nello spazio». L’astronauta ha descritto le innovazioni di un viaggio diventato sempre più hi tech. Dice: «Per i lanci non si usa più lo shuttle, è andato in pensione. Si usano i veicoli commerciali di SpaceX come Dragon. Capsule che portano gli astronauti fino alla stazione internazionale».Il tutto con tute ben lontane da quelle ingombranti degli anni Novanta ma sofisticate e cucite su misura. «Tanto che gli americani le chiamano Space Tuxedo, abiti da sera spaziali», conclude.