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Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica 2019: nella cinquina finalista Cristina Cattaneo, Roberto Defez, Pietro Greco, Sandra Savaglio, Peter Wadhams

Appuntamento il 10 maggio in Aula Magna al Palazzo del Bo di Padova per la cerimonia di consegna del Premio

Si è riunita questa mattina in Sala Livio Paladin, Palazzo Moroni, la Giuria Scientifica del Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica, che ha selezionato – in un incontro pubblico trasmesso in diretta sulla pagina Facebook del Premio Galileo – i 5 autori che accederanno alla fase finale del Premio: Cristina Cattaneo, Roberto Defez, Pietro Greco, Sandra Savaglio, Peter Wadhams.

Alla presenza dell’assessore alla Cultura del Comune di Padova e promotore del Premio, Andrea Colasio, la Giuria del Premio, presieduta dalla docente universitaria, farmacologa, biologa e senatrice a vita Elena Cattaneo, ha introdotto in prima battuta i 30 libri, tra le oltre 100 candidature, che avevano superato la prima selezione del Premio.

Nel corso dell’incontro della Giuria scientifica sono intervenuti, in qualità di giurati: Gabriele Beccaria, giornalista de La Stampa e responsabile dell’inserto Tutto Scienze; Luca De Biase, giornalista de Il Sole 24 Ore e fondatore della sezione Nòva dedicata all’innovazione; Elena Dusi, giornalista de La Repubblica; Anna Meldolesi, giornalista e saggista del Corriere della Sera e Le Scienze e tra i finalisti dell’edizione 2018 del Premio Galileo con il libro E l’uomo creò l’uomo. CRISPR e la rivoluzione dell’editing genomico (Bollati Boringhieri, 2017); Rossella Panarese, autrice e conduttrice di Radio3Scienza, il quotidiano scientifico di Rai Radio 3; Giovanna Capizzi, professoressa associata del Dipartimento di Scienze Statistiche, Università degli Studi di Padova; Rodolfo Costa, professore ordinario di Genetica, Università degli Studi di Padova; Piero Martin, professore di fisica sperimentale al Dipartimento di Fisica e Astronomia “G.Galilei”, Università degli Studi di Padova, e tra i finalisti del Premio Galileo 2018 insieme ad Alessandra Viola con Trash. Tutto quello che dovreste sapere sui rifiuti (Codice Edizioni, 2017); Giulia Treu, professoressa associata presso il Dipartimento di Matematica “Tullio Levi Civita”, Università degli Studi di Padova; Maria Elena Valcher, professoressa ordinaria di Automatica del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Università degli Studi di Padova.

“E’ un Premio che coglie i processi più emblematici del nostro presente. E la scelta della cinquina di quest’anno denota la grande intelligenza dei giurati di saper cogliere ciò che è fondamentale per il nostro Paese” ha concluso l’Assessore.

Il Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica entra ora nella fase finale: le 5 opere saranno esaminate congiuntamente dalla Giuria Scientifica, dalla Giuria degli Studenti – composta da 100 studenti universitari provenienti da tutta Italia e dagli studenti di cinque classi delle scuole secondarie di secondo grado della provincia di Padova e altre cinque di altre province d’Italia. La cerimonia di consegna del Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica si terrà venerdì 10 maggio, alle ore 11.30, presso l’Aula Magna del Palazzo del Bo, Università di Padova. Il giorno precedente – giovedì 9 maggio – i 5 autori finalisti presenteranno al pubblico le opere in concorso.

Il Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica è promosso dal Comune di Padova-Assessorato alla Cultura.


La cinquina finalista: autori e opere

Cristina Cattaneo è professore ordinario di Medicina Legale presso l’Università degli Studi di Milano e direttore del LABANOF (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense). È attualmente coinvolta nell’identificazione dei migranti morti in mare, in particolare nei naufragi di Lampedusa del 3 ottobre 2013 e del 18 aprile 2015.

Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo (Raffaello Cortina Editore, 2018). Il corpo di un ragazzo con in tasca un sacchetto di terra del suo paese, l’Eritrea; quello di un altro, proveniente dal Ghana, con addosso una tessera di donatore di sangue e una della biblioteca pubblica del suo villaggio; i resti di un bambino che vestono ancora un giubbotto la cui cucitura interna cela la pagella scolastica scritta in arabo e in francese. Sono i corpi delle vittime del Mediterraneo, morti su barconi fatiscenti nel tentativo di arrivare nel nostro Paese, che raccontano di come si può “morire di speranza”. A molte di queste vittime è stata negata anche l’identità. L’emergenza umanitaria di migranti che attraversano il Mediterraneo ha restituito alle spiagge europee decine di migliaia di cadaveri, oltre la metà dei quali non sono mai stati identificati. Questo libro racconta, attraverso il vissuto di un medico legale, il tentativo di un Paese di dare un nome a queste vittime dimenticate da tutti, e come questi corpi, più eloquenti dei vivi, testimonino la violenza e la disperazione del nostro tempo.

Roberto Defez. Ricercatore del CNR dal 1987, scrive per vari quotidiani sul rapporto tra scienza e politica. È autore di oltre 40 articoli peer review e del libro Il Caso Ogm (Carocci, 2014 e 2016), secondo classificato al premio Galileo.

Scoperta. Come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l’Italia (Codice Edizioni, 2018). La ricerca scientifica non è un lusso culturale, ma la più concreta opzione per dare un futuro al Paese e alle nuove generazioni, e per far tornare una parte del fiume di giovani che abbiamo formato in Italia e che possono lavorare solo all’estero. Genera occupazione qualificata, sviluppo imprenditoriale, innovazione di prodotto, ma serve anche alla sicurezza nazionale, alla tutela del territorio e dei beni culturali. Intorno si fanno strada l’antiscienza e la nostalgia di un passato durissimo e che in gran parte ignoriamo. Paghiamo il mancato rinnovamento vendendo le nostre aziende storiche. Eravamo i proprietari di piccoli ristoranti, poi ne siamo diventati i cuochi e ora semplici camerieri. Il metodo scientifico è il modo per risalire la china, per modernizzare il Paese, per compiere scelte non ideologiche in tutti i campi. Per premiare il merito e non il clan, per liberare energie e guidare il nostro futuro.

Pietro Greco. Giornalista scientifico e scrittore, collabora con numerosi giornali e riviste, è tra i conduttori di Radio3 Scienza e socio fondatore della Città della Scienza di Napoli. Collabora con diverse università. Si interessa di scienza, storia della scienza e dei rapporti tra scienza e società.

Fisica per la pace. Tra scienza e impegno civile (Carocci Editore, 2017). Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Albert Einstein, uno dei più grandi fisici di ogni tempo, scrive un appello agli europei per chiedere la pace con un progetto politico preciso: la nascita degli Stati Uniti d’Europa. Nel corso dei decenni a venire sono molti i fisici che si impegnano per la guerra ma altrettanti sono quelli che si impegnano a favore della pace. Nel volume sono proposti nove esempi di questa speciale attività di “fisica per la pace”, tra i quali il Manifesto di Russell ed Einstein del 1955, l’organizzazione Pugwash per il disarmo nucleare, le Conferenze del gruppo di lavoro permanente per la Sicurezza internazionale ed il controllo degli armamenti di Edoardo Amaldi. Il caso più famoso è il CERN di Ginevra, la prima “casa comune europea”, nata dopo la fine delle guerre mondiali. E il più recente è l’acceleratore SESAME in Giordania, forse l’unico luogo al mondo dove insieme lavorano a un progetto comune israeliani, palestinesi, iraniani e tanti altri.

Sandra Savaglio. Astrofisica, insegna Astrofisica all’Università della Calabria. È Fellow e Senior Research Scientist allo European Southern Observatory di Monaco di Baviera, alla Johns Hopkins University e allo Space Telescope Science Institute di Baltimora. Nel 2004 la rivista americana “Time” l’ha messa in copertina quale simbolo della fuga dei cervelli europei verso gli Stati Uniti. Vanta quasi duecento pubblicazioni in riviste internazionali. Tutto l’universo per chi ha poco Spazio-Tempo è il suo primo libro divulgativo.

Tutto l’Universo per chi ha poco spazio-tempo (Mondadori, 2018). “Quello che state per leggere non è esattamente un libro di astronomia nel senso classico, intesa come la branca della scienza che osserva le stelle nel cielo: quanto sono brillanti, quanto sono vecchie, dove si trovano l’una rispetto all’altra, in quali costellazioni sono raggruppate… È invece un libro sull’universo – nel senso più pieno di insieme ‘tutto intero’ di ciò che esiste – dove le stelle sono solo una parte piccola, ma piccola davvero, del tutto. Un universo visto e interpretato attraverso le leggi della fisica. È un libro che racconta quello che sappiamo del mondo in cui viviamo e di quanto ci circonda, della sua origine e della sua storia, di come è arrivato a essere ciò che è oggi e di che cosa diventerà in futuro.  Parlerò dei progressi fatti dalle nostre conoscenze, in particolare nell’ultimo secolo, dedicando buona parte di queste pagine ai risultati degli ultimissimi anni, se non di questi giorni. Ma non trascurerò di soffermarmi sulle cose che ancora non sappiamo, che sono sempre e comunque molte di più di quelle che conosciamo. ”Tutto l’universo per chi ha poco spazio-tempo è l’eccezionale creazione editoriale di una delle menti che il mondo scientifico ci invidia. Sandra Savaglio è un’astrofisica di fama, ricerche e pubblicazioni internazionali, recentemente rientrata in Italia per insegnare all’Università della Calabria, che ha deciso di raccontare il suo sapere con un taglio divulgativo. In questo meraviglioso viaggio nell’infinito sopra di noi, fra buchi neri, stelle nane, onde gravitazionali e future missioni spaziali, riesce nell’impresa di sintetizzare tutto ciò che si sa e tutto ciò che non si sa del nostro meraviglioso universo, fino alle vertiginose domande che continuano, e continueranno, ad appassionare gli esseri umani davanti all’infinità del cosmo di cui siamo piccolissima parte.

Peter Wadhams. È uno dei massimi esperti a livello mondiale di ghiaccio marino e degli oceani polari. Ha diretto lo Scott Polar Research Institute di Cambridge dal 1987 al 1992 ed è stato docente di Fisica degli oceani e a capo del Polar Oceans Physics Group nel Dipartimento di Matematica applicata e Fisica teorica (DAMTP) dell’Università di Cambridge dal 1992 al 2015. Ha condotto oltre cinquanta spedizioni polari di ricerca sul campo, compresi sei viaggi in sottomarino al Polo Nord, e ha svolto la sua ricerca da campi provvisori sul ghiaccio, aerei, elicotteri e con veicoli autonomi sottomarini telecomandati. Ha ricevuto finanziamenti per la sua ricerca dall’Unione Europea, dall’Office of Naval Research degli Stati Uniti, e da molte altre agenzie pubbliche e private. Ha ricevuto il Premio W.S. Bruce della Royal Society di Edimburgo, la Medaglia Polare da Sua Maestà la Regina Elisabetta II e il Premio Italgas per le Scienze Ambientali. Uno dei suoi incarichi recenti è quello di docente dell’Università Politecnica delle Marche, ad Ancona. Ha trascorso periodi come docente negli Stati Uniti, in Giappone e in Francia. È membro della Royal Geographical Society, dell’Accademia Finnica e dell’Arctic Institute of North America.

Addio ai ghiacci. Rapporto dall’Artico (Bollati Boringhieri, 2017). Nel 1970, solo quarantasette anni fa, Peter Wadhams era a bordo della nave oceanografica canadese Hudson, la prima in assoluto a circumnavigare il Continente americano. Al momento di affrontare il mitico «Passaggio a Nordovest» – il braccio di mare che si estende tra l’Alaska e la Groenlandia, a Nord del Canada, a lungo sognato dagli armatori per abbreviare le rotte verso la California – alla prua della nave si presentò il paesaggio polare più ostile, col mare coperto da uno spesso strato di ghiaccio pluristratificato. A metà percorso la nave dovette essere soccorsa da un potente rompighiaccio. Quello della Hudson fu il decimo Passaggio a Nordovest di sempre (il primo, di Amundsen, era durato ben tre anni). Oggi, 2017, il Passaggio a Nordovest è una rotta commerciale comune: in estate è un ampio braccio di mare totalmente sgombro, solcato da centinaia di navi mercantili senza alcuna difficoltà. Il Polo si sta sciogliendo. Lo scrivono i giornali e lo rimarcano persino gli artisti, nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica. Gli scienziati più ottimisti ipotizzano che il Polo Nord terrestre potrebbe essere totalmente privo di ghiacci (per la prima volta da 10 000 anni) verso la metà di questo secolo. Peter Wadhams, che è il principale esperto mondiale di ghiaccio marino, sostiene in questo libro che la stima è decisamente ottimistica. Lo scioglimento dei ghiacci è andato aumentando drammaticamente negli ultimi trent’anni. I ghiacci del Polo sono la cartina tornasole dello stato di salute del clima del pianeta e tanto più diminuiscono, tanto meno calore viene riflesso verso lo spazio dal loro candore, peggiorando ulteriormente la situazione globale in un circolo vizioso. L’accelerazione del fenomeno (non la velocità, si badi bene, l’accelerazione) è impressionante, dati alla mano, e le autorità politiche non hanno ancora realizzato l’enorme pericolo che stiamo affrontando.


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