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Mantovani: “Risvegliando il sistema immunitario la sfida contro il cancro si può vincere”

Il Mattino di Padova / di Silvia Pittarello

Ha dimostrato che infiammazioni e cancro son correlati e se oggi l’immunoterapia esiste e sta dando risultati è anche grazie ai suoi contributi. Lui è Alberto Mantovani, immunologo, direttore scientifico e docente di Humanitas University e il 9 maggio a Galileo Settimana della Scienza e dell’Innovazione (ore 15 Aula Magna al Bo) parlerà di immunità e ricerca.

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Cuoa, Niuko, Ecor e Fitt protagonisti al “Galileo”

Il Giornale di Vicenza / di Cinzia Zuccon

C’è anche una matrice vicentina nella “Settimana della scienza e dell’innovazione” che ha visto unisce le forze il Premio Galileo per la divulgazione scientifica e il Galileo Festival dell’innovazione. All’evento che dal 6 al 12 maggio prossimi ospiterà a Padova 80 appuntamenti con oltre 200 relatori contribuiscono infatti partner vicentini: Cuoa business school, Niuko (Confindustrie Vicenza e Padova) ed Ecor Research di Schio sono tra i sostenitori della manifestazione promossa dal Comune di Padova e ItalyPost. Il progetto, che annovera nel programma scienziati di fama internazionale, ha come obiettivo diffondere la cultura scientifica e dell’innovazione attraverso incontri, laboratori, visite guidate.

IL CUOA. Tanti i temi che saranno trattati si va dai big data alle fake news, dalla ricerca sul cancro all’etica della tecnologia, dai processi di digitalizzazione più avanzati al trasferimento dei saperi. «Siamo felici di essere partner di questa grande manifestazione – sottolinea il presidente del Cuoa, Federico Visentin -. Il Galileo Festival è l’occasione per entrare in contatto con aziende e persone che hanno fatto dell’innovazione un driver vero di sviluppo e profondi conoscitori delle dinamiche e delle opportunità connesse alla capacità di innovare. Al Cuoa lo diciamo sempre: è necessario far sistema e affrontare le nuove sfide con visione aperta e consapevole di tutte le grandi opportunità che innovazione e trasformazione digitale possono offrire alle imprese».

FORMAZIONE, COMPETENZE E INNOVAZIONE: VICENTINE PROTAGONISTE. Tra i temi centrali del dibattito ci saranno la formazione e il trasferimento delle competenze. Sul “Reverse Mentoring” (lo scambio di conoscenze tra giovani e senior in azienda) interverranno Silvia Bordignon, direttore delle risorse umane di Baxi, e Marina Pezzoli, ad e partner di “Niuko innovation e knowledge”, il più grande polo italiano per la formazione e la consulenza d’impresa nato dalla collaborazione delle Confindustria di Vicenza e Padova. «Fare davvero innovazione – commenta Pezzoli – significa saper cogliere in tempo i segni di un mondo che cambia e giocare d’anticipo combinando capacità di visione e aderenza al territorio. Un atteggiamento che non si improvvisa, ma va coltivato: senza un investimento strutturato nella formazione, l’investimento in tecnologie risulta spesso inefficace». Il focus sulle nuove competenze per proteggere l’innovazione ed il made in Italy sarà invece a cura di studio Bonini di Vicenza e parteciperanno Alessandro Cegalin, Ip manager di Fitt di Sandrigo ed Elena Dal Maso, vicentina e fondatrice di Kruman (dove mette a disposizione delle imprese la sua lunga esperienza in Germania).

CACCIA AI TALENTI. Il Festival sarà anche l’occasione per andare a caccia di talenti. Impegnata nei colloqui di selezione ci sarà anche la vicentina “Ecor International” che produce componenti critici in acciaio e leghe speciali e che ospiterà a Schio un gruppo di laureandi e dottorandi; inoltre, con il general manager Fabrizio Casadei racconterà al Festival come l’innovazione sostiene la competitività delle imprese italiane. Cuore dell’evento sarà il Premio Galileo che sarà assegnato venerdì 10 maggio e della cui giuria scientifica 2019 è presidente Elena Cattaneo, senatrice a vita e scienziata di fama internazionale e nota per le sue ricerche sulle cellule staminali e la malattia di Huntington, tema della sua Lectio magistralis. Si parlerà anche di etica della Tecnologia con Paolo Benanti (Pontificia Università Gregoriana) mentre il fisico Roberto Battiston racconterà i suoi anni da presidente all’Agenzia spaziale italiana. Da segnalare l’immunologo Alberto Mantovani che interverrà sul legame tra immunità, infiammazione e cancro (nel ciclo di incontri con la Fondazione Airc) e il teorico della “Blue economy” Gunter Pauli: parlerà del modello economico che punta a trasformare in merce redditizia ciò che oggi va sprecato.

Dalla blu economy allo spazio Padova capitale della scienza

Il Mattino di Padova / di Riccardo Sandre

Galileo Festival si trasforma in una “Settimana della Scienza e Innovazione”trasformando Padova in capitale della scienza dal 6 al 12 maggio. In città sono attesi oltre 200 relatori di rilevanza internazionale impegnati in più di 80 eventi a carattere divulgativo. Ieri all’Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti – di cui furono membri, tra gli altri, Galileo Galilei (tra i soci fondatori dell’Accademia) ma pure Benjamin Franklin, Alessandro Volta, Tullio Levi Civita – è stato alzato il sipario su una settimana di eventi che potrà contare sulla presenza, tra gli altri, della senatrice a vita e scienziata internazionale Elena Cattaneo, dell’economista e teorico della blu economy Gunter Pauli, dell’ex direttore dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) Roberto Battiston, del direttore scientifico di Humanitas Alberto Mantovani.
Un evento quindi all’insegna dei grandi nomi ma pure dell’applicazione pratica dei segreti della natura. Format diversi quelli previsti: da quello classico della conferenza fino alle occasioni di incontro di domanda e offerta di lavoro passando per le “Cene con la ricerca” che vedranno 13 ricercatori padovani, tra cui lo stesso rettore Rosario Rizzuto, conversare in altrettanti ristoranti del territorio con chi vorrà prenotare un posto ad una tavola ricca di pietanze e cultura. Dall’energia del terzo millennio alla realtà virtuale, dall’archeologia alla geologia, dalla sostenibilità ambientale alla paleontologia passando per le scienze della vita, l’astronomia, la tecnologia applicata alla produzione industriale e all’economia non dimenticando un tema della formazione che è strategico per rendere concreta la trasformazione digitale del nostro tessuto produttivo. Tra gli affreschi della sede trecentesca dell’Accademia Galileiana, a fianco dell’assessore alla Cultura del Comune Andrea Colasio, promotore della settimana, Antonio Maconi e Filiberto Zovico, l’uno curatore del Galileo Fesival, l’altro fondatore di ItalyPost. Assieme a loro il presidente della Fondazione Cariparo Gilberto Muraro, il direttore di Promex Franco Conzato, il segretario generale di Confartigianato Tiziana Pettenuzzo, Alberto Amadori, consigliere della Fondazione Airc e Francesca Ferrari, responsabile delle risorse umane di Niuko. Un video messaggio dalla Cina è stato invece inviato da Fabrizio Dughiero, prorettore al trasferimento tecnologico dell’Università di Padova.
«Dopo la collaborazione degli scorsi anni» ha detto l’assessore Colasio «il Comune, assieme a ItalyPost, si è accorto che Padova avrebbe potuto esprimere una progettualità di più alto respiro che intercettasse varie dimensioni della città, i cui luoghi raccontano il rapporto tra cultura, società e sviluppo della scienza. Abbiamo dato così voce ad una molteplicità di soggetti capaci di restituire a Padova il suo ruolo internazionale di città della scienza che le compete». Al centro del dibattito tornerà anche quest’anno il tema della formazione delle competenze per le imprese che innovano. L’Università di Padova, tra le varie iniziative a sua cura, proporrà una serie di focus sul progetto di Smact, il competence center del Nordest, e su Unismart la società che cura la valorizzazione dei brevetti del Bo.

Dal 6 al 12 maggio Padova sarà per una settimana capitale della scienza e dell’innovazione. Tornano il Premio Galileo e il Galileo Festival con più di 80 eventi e 200 relatori

Padova è la città di Galileo Galilei, una delle capitali italiane della Scienza e dell’Innovazione. Cultura scientifica e capacità di trasferire tecnologie al mondo delle imprese vi fioriscono da secoli: Padova è una città il cui patrimonio culturale si identifica in larga parte con le istituzioni scientifiche che vi sono insediate.

Ed è in questo contesto che – dopo la proficua collaborazione dello scorso anno, in cui il Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica e il Galileo Festival dell’Innovazione hanno unito le forze creando una grande manifestazione nel segno della scienza – quest’anno il progetto diventa ancora più ambizioso: dal 6 al 12 maggio la manifestazione si allarga fino a diventare La settimana della Scienza e dell’Innovazione, sette giorni in cui oltre 30 realtà del mondo scientifico, culturale, imprenditoriale e associativo e le istituzioni cittadine proporranno iniziative nelle proprie sedi o in vari spazi, trasformando la città nel capoluogo del sapere scientifico e della divulgazione e aprendo al pubblico i luoghi della scienza. Read more

Cristina Cattaneo Il medico legale dei delitti e dei naufragi di migranti «Non ci sono autopsie di serie A o B. Cerco l’invisibile, come per Yara»

Corriere della Sera / di Stefano Lorenzetto

Sull’architrave un cartello, donato da un’antropologa giunta dal Guatemala: «Welcome to paradise». O benvenuti all’inferno? «Entrambi. Qui s’incrociano i destini di criminali e santi», risponde Cristina Cattaneo, professore ordinario di Medicina legale alla Statale di Milano. Le narici ti avvertono che sei nel regno dei morti. Oltre la porta, 101 celle freezer. Dentro, sconosciuti congelati anche da 18 mesi. Il carrello teleguidato apre lo sportello, preleva il cadavere e, scorrendo su una monorotaia, lo trasferisce nella sala degli esami autoptici. Read more

Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica 2019: nella cinquina finalista Cristina Cattaneo, Roberto Defez, Pietro Greco, Sandra Savaglio, Peter Wadhams

Appuntamento il 10 maggio in Aula Magna al Palazzo del Bo di Padova per la cerimonia di consegna del Premio

Si è riunita questa mattina in Sala Livio Paladin, Palazzo Moroni, la Giuria Scientifica del Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica, che ha selezionato – in un incontro pubblico trasmesso in diretta sulla pagina Facebook del Premio Galileo – i 5 autori che accederanno alla fase finale del Premio: Cristina Cattaneo, Roberto Defez, Pietro Greco, Sandra Savaglio, Peter Wadhams.

Alla presenza dell’assessore alla Cultura del Comune di Padova e promotore del Premio, Andrea Colasio, la Giuria del Premio, presieduta dalla docente universitaria, farmacologa, biologa e senatrice a vita Elena Cattaneo, ha introdotto in prima battuta i 30 libri, tra le oltre 100 candidature, che avevano superato la prima selezione del Premio.

Nel corso dell’incontro della Giuria scientifica sono intervenuti, in qualità di giurati: Gabriele Beccaria, giornalista de La Stampa e responsabile dell’inserto Tutto Scienze; Luca De Biase, giornalista de Il Sole 24 Ore e fondatore della sezione Nòva dedicata all’innovazione; Elena Dusi, giornalista de La Repubblica; Anna Meldolesi, giornalista e saggista del Corriere della Sera e Le Scienze e tra i finalisti dell’edizione 2018 del Premio Galileo con il libro E l’uomo creò l’uomo. CRISPR e la rivoluzione dell’editing genomico (Bollati Boringhieri, 2017); Rossella Panarese, autrice e conduttrice di Radio3Scienza, il quotidiano scientifico di Rai Radio 3; Giovanna Capizzi, professoressa associata del Dipartimento di Scienze Statistiche, Università degli Studi di Padova; Rodolfo Costa, professore ordinario di Genetica, Università degli Studi di Padova; Piero Martin, professore di fisica sperimentale al Dipartimento di Fisica e Astronomia “G.Galilei”, Università degli Studi di Padova, e tra i finalisti del Premio Galileo 2018 insieme ad Alessandra Viola con Trash. Tutto quello che dovreste sapere sui rifiuti (Codice Edizioni, 2017); Giulia Treu, professoressa associata presso il Dipartimento di Matematica “Tullio Levi Civita”, Università degli Studi di Padova; Maria Elena Valcher, professoressa ordinaria di Automatica del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Università degli Studi di Padova.

“E’ un Premio che coglie i processi più emblematici del nostro presente. E la scelta della cinquina di quest’anno denota la grande intelligenza dei giurati di saper cogliere ciò che è fondamentale per il nostro Paese” ha concluso l’Assessore.

Il Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica entra ora nella fase finale: le 5 opere saranno esaminate congiuntamente dalla Giuria Scientifica, dalla Giuria degli Studenti – composta da 100 studenti universitari provenienti da tutta Italia e dagli studenti di cinque classi delle scuole secondarie di secondo grado della provincia di Padova e altre cinque di altre province d’Italia. La cerimonia di consegna del Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica si terrà venerdì 10 maggio, alle ore 11.30, presso l’Aula Magna del Palazzo del Bo, Università di Padova. Il giorno precedente – giovedì 9 maggio – i 5 autori finalisti presenteranno al pubblico le opere in concorso.

Il Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica è promosso dal Comune di Padova-Assessorato alla Cultura.


La cinquina finalista: autori e opere

Cristina Cattaneo è professore ordinario di Medicina Legale presso l’Università degli Studi di Milano e direttore del LABANOF (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense). È attualmente coinvolta nell’identificazione dei migranti morti in mare, in particolare nei naufragi di Lampedusa del 3 ottobre 2013 e del 18 aprile 2015.

Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo (Raffaello Cortina Editore, 2018). Il corpo di un ragazzo con in tasca un sacchetto di terra del suo paese, l’Eritrea; quello di un altro, proveniente dal Ghana, con addosso una tessera di donatore di sangue e una della biblioteca pubblica del suo villaggio; i resti di un bambino che vestono ancora un giubbotto la cui cucitura interna cela la pagella scolastica scritta in arabo e in francese. Sono i corpi delle vittime del Mediterraneo, morti su barconi fatiscenti nel tentativo di arrivare nel nostro Paese, che raccontano di come si può “morire di speranza”. A molte di queste vittime è stata negata anche l’identità. L’emergenza umanitaria di migranti che attraversano il Mediterraneo ha restituito alle spiagge europee decine di migliaia di cadaveri, oltre la metà dei quali non sono mai stati identificati. Questo libro racconta, attraverso il vissuto di un medico legale, il tentativo di un Paese di dare un nome a queste vittime dimenticate da tutti, e come questi corpi, più eloquenti dei vivi, testimonino la violenza e la disperazione del nostro tempo.

Roberto Defez. Ricercatore del CNR dal 1987, scrive per vari quotidiani sul rapporto tra scienza e politica. È autore di oltre 40 articoli peer review e del libro Il Caso Ogm (Carocci, 2014 e 2016), secondo classificato al premio Galileo.

Scoperta. Come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l’Italia (Codice Edizioni, 2018). La ricerca scientifica non è un lusso culturale, ma la più concreta opzione per dare un futuro al Paese e alle nuove generazioni, e per far tornare una parte del fiume di giovani che abbiamo formato in Italia e che possono lavorare solo all’estero. Genera occupazione qualificata, sviluppo imprenditoriale, innovazione di prodotto, ma serve anche alla sicurezza nazionale, alla tutela del territorio e dei beni culturali. Intorno si fanno strada l’antiscienza e la nostalgia di un passato durissimo e che in gran parte ignoriamo. Paghiamo il mancato rinnovamento vendendo le nostre aziende storiche. Eravamo i proprietari di piccoli ristoranti, poi ne siamo diventati i cuochi e ora semplici camerieri. Il metodo scientifico è il modo per risalire la china, per modernizzare il Paese, per compiere scelte non ideologiche in tutti i campi. Per premiare il merito e non il clan, per liberare energie e guidare il nostro futuro.

Pietro Greco. Giornalista scientifico e scrittore, collabora con numerosi giornali e riviste, è tra i conduttori di Radio3 Scienza e socio fondatore della Città della Scienza di Napoli. Collabora con diverse università. Si interessa di scienza, storia della scienza e dei rapporti tra scienza e società.

Fisica per la pace. Tra scienza e impegno civile (Carocci Editore, 2017). Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Albert Einstein, uno dei più grandi fisici di ogni tempo, scrive un appello agli europei per chiedere la pace con un progetto politico preciso: la nascita degli Stati Uniti d’Europa. Nel corso dei decenni a venire sono molti i fisici che si impegnano per la guerra ma altrettanti sono quelli che si impegnano a favore della pace. Nel volume sono proposti nove esempi di questa speciale attività di “fisica per la pace”, tra i quali il Manifesto di Russell ed Einstein del 1955, l’organizzazione Pugwash per il disarmo nucleare, le Conferenze del gruppo di lavoro permanente per la Sicurezza internazionale ed il controllo degli armamenti di Edoardo Amaldi. Il caso più famoso è il CERN di Ginevra, la prima “casa comune europea”, nata dopo la fine delle guerre mondiali. E il più recente è l’acceleratore SESAME in Giordania, forse l’unico luogo al mondo dove insieme lavorano a un progetto comune israeliani, palestinesi, iraniani e tanti altri.

Sandra Savaglio. Astrofisica, insegna Astrofisica all’Università della Calabria. È Fellow e Senior Research Scientist allo European Southern Observatory di Monaco di Baviera, alla Johns Hopkins University e allo Space Telescope Science Institute di Baltimora. Nel 2004 la rivista americana “Time” l’ha messa in copertina quale simbolo della fuga dei cervelli europei verso gli Stati Uniti. Vanta quasi duecento pubblicazioni in riviste internazionali. Tutto l’universo per chi ha poco Spazio-Tempo è il suo primo libro divulgativo.

Tutto l’Universo per chi ha poco spazio-tempo (Mondadori, 2018). “Quello che state per leggere non è esattamente un libro di astronomia nel senso classico, intesa come la branca della scienza che osserva le stelle nel cielo: quanto sono brillanti, quanto sono vecchie, dove si trovano l’una rispetto all’altra, in quali costellazioni sono raggruppate… È invece un libro sull’universo – nel senso più pieno di insieme ‘tutto intero’ di ciò che esiste – dove le stelle sono solo una parte piccola, ma piccola davvero, del tutto. Un universo visto e interpretato attraverso le leggi della fisica. È un libro che racconta quello che sappiamo del mondo in cui viviamo e di quanto ci circonda, della sua origine e della sua storia, di come è arrivato a essere ciò che è oggi e di che cosa diventerà in futuro.  Parlerò dei progressi fatti dalle nostre conoscenze, in particolare nell’ultimo secolo, dedicando buona parte di queste pagine ai risultati degli ultimissimi anni, se non di questi giorni. Ma non trascurerò di soffermarmi sulle cose che ancora non sappiamo, che sono sempre e comunque molte di più di quelle che conosciamo. ”Tutto l’universo per chi ha poco spazio-tempo è l’eccezionale creazione editoriale di una delle menti che il mondo scientifico ci invidia. Sandra Savaglio è un’astrofisica di fama, ricerche e pubblicazioni internazionali, recentemente rientrata in Italia per insegnare all’Università della Calabria, che ha deciso di raccontare il suo sapere con un taglio divulgativo. In questo meraviglioso viaggio nell’infinito sopra di noi, fra buchi neri, stelle nane, onde gravitazionali e future missioni spaziali, riesce nell’impresa di sintetizzare tutto ciò che si sa e tutto ciò che non si sa del nostro meraviglioso universo, fino alle vertiginose domande che continuano, e continueranno, ad appassionare gli esseri umani davanti all’infinità del cosmo di cui siamo piccolissima parte.

Peter Wadhams. È uno dei massimi esperti a livello mondiale di ghiaccio marino e degli oceani polari. Ha diretto lo Scott Polar Research Institute di Cambridge dal 1987 al 1992 ed è stato docente di Fisica degli oceani e a capo del Polar Oceans Physics Group nel Dipartimento di Matematica applicata e Fisica teorica (DAMTP) dell’Università di Cambridge dal 1992 al 2015. Ha condotto oltre cinquanta spedizioni polari di ricerca sul campo, compresi sei viaggi in sottomarino al Polo Nord, e ha svolto la sua ricerca da campi provvisori sul ghiaccio, aerei, elicotteri e con veicoli autonomi sottomarini telecomandati. Ha ricevuto finanziamenti per la sua ricerca dall’Unione Europea, dall’Office of Naval Research degli Stati Uniti, e da molte altre agenzie pubbliche e private. Ha ricevuto il Premio W.S. Bruce della Royal Society di Edimburgo, la Medaglia Polare da Sua Maestà la Regina Elisabetta II e il Premio Italgas per le Scienze Ambientali. Uno dei suoi incarichi recenti è quello di docente dell’Università Politecnica delle Marche, ad Ancona. Ha trascorso periodi come docente negli Stati Uniti, in Giappone e in Francia. È membro della Royal Geographical Society, dell’Accademia Finnica e dell’Arctic Institute of North America.

Addio ai ghiacci. Rapporto dall’Artico (Bollati Boringhieri, 2017). Nel 1970, solo quarantasette anni fa, Peter Wadhams era a bordo della nave oceanografica canadese Hudson, la prima in assoluto a circumnavigare il Continente americano. Al momento di affrontare il mitico «Passaggio a Nordovest» – il braccio di mare che si estende tra l’Alaska e la Groenlandia, a Nord del Canada, a lungo sognato dagli armatori per abbreviare le rotte verso la California – alla prua della nave si presentò il paesaggio polare più ostile, col mare coperto da uno spesso strato di ghiaccio pluristratificato. A metà percorso la nave dovette essere soccorsa da un potente rompighiaccio. Quello della Hudson fu il decimo Passaggio a Nordovest di sempre (il primo, di Amundsen, era durato ben tre anni). Oggi, 2017, il Passaggio a Nordovest è una rotta commerciale comune: in estate è un ampio braccio di mare totalmente sgombro, solcato da centinaia di navi mercantili senza alcuna difficoltà. Il Polo si sta sciogliendo. Lo scrivono i giornali e lo rimarcano persino gli artisti, nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica. Gli scienziati più ottimisti ipotizzano che il Polo Nord terrestre potrebbe essere totalmente privo di ghiacci (per la prima volta da 10 000 anni) verso la metà di questo secolo. Peter Wadhams, che è il principale esperto mondiale di ghiaccio marino, sostiene in questo libro che la stima è decisamente ottimistica. Lo scioglimento dei ghiacci è andato aumentando drammaticamente negli ultimi trent’anni. I ghiacci del Polo sono la cartina tornasole dello stato di salute del clima del pianeta e tanto più diminuiscono, tanto meno calore viene riflesso verso lo spazio dal loro candore, peggiorando ulteriormente la situazione globale in un circolo vizioso. L’accelerazione del fenomeno (non la velocità, si badi bene, l’accelerazione) è impressionante, dati alla mano, e le autorità politiche non hanno ancora realizzato l’enorme pericolo che stiamo affrontando.


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Elena Cattaneo guida la giuria del Premio Galileo «Leggiamo i libri scientifici Prove contro le opinioni»

Per il secondo anno di seguito sarà una donna a guidare la giuria scientifica del Premio Letterario Galileo. La tredicesima edizione del concorso dedicato ai libri di divulgazione scientifica vedrà la senatrice Elena Cattaneo, ma soprattutto docente universitaria, farmacologa e biologa, a capo del gruppo di giornalisti e docenti universitari che selezionerà le cinque opere finaliste. «Dopo la fase sperimentale che ha dato risultati positivi l’anno scorso, continuiamo il rilancio del premio con una presidenza di prestigio» commenta Andrea Colasio, assessore alla Cultura del Comune di Padova che promuove il concorso nato nel 2007. Sicuramente la scelta di Elena Cattaneo contribuisce a dare lustro al Premio. Nota internazionalmente per le sue ricerche sulle cellule staminali, è a capo di numerosi team di ricercatori, e ha all’attivo oltre cento pubblicazioni scientifiche. Read more

XIII Edizione del Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica: a capo della giuria scientifica la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo

Il 10 maggio la cerimonia di premiazione. Ecco chi sono i giurati.

Sarà la scienziata Elena Cattaneo, docente universitaria, farmacologa, biologa e senatrice a vita, tra le principali scienziate impegnate nella ricerca delle cellule staminali a presiedere la prestigiosa giuria scientifica che avrà il compito di premiare il vincitore del Premio letterario Galileo 2019. Il Premio Galileo, che a maggio giungerà alla sua tredicesima edizione e che seleziona da oltre un decennio i migliori libri di divulgazione scientifica pubblicati in lingua italiana, è organizzato dal Comune di Padova e realizzato nell’ambito del Galileo Festival dell’Innovazione. Read more

10, 100, 1.000 volte meglio: i Global Shapers per la società e l’innovazione

Di Nunzio Martinello, imprenditore, curator di Global Shapers Venice Hub e Paolo Gubitta, docente universitario, advisor di Global Shapers Venice Hub.

Quella degli anni Settanta era stata definita La meglio gioventù e si era meritata una splendida narrazione cinematografica con scene diventate un cult per tutti, come quella dell’esame universitario. I termini per identificare la gioventù di oggi, invece, oscillano dai poco edificanti choosy (schizzinosi) e whipeersnappers (sbarbatelli impertinenti) al dirompente rule-breaker(persone che rompono gli schemi, fanno i bastian contrari, e non sempre piacciono a tutti).

Qualche anno fa, alcuni studi sociologici hanno indagato meglio la gioventù dei giorni nostri, con riferimento alla cosiddetta «Y generation», quella cioè dei «Millennials».

Quali sono le sue caratteristiche? Eccole.

  1. Nella nostra società è cambiato il modo di vivere, di comunicare e relazionarsi e i Millennials sanno di essere i più diretti interpreti di queste trasformazioni.
  2. I Millennials risultano più convinti delle proprie capacità, ma anche più decisi a farle valere e mostrano meno timori reverenziali verso l’attuale mondo adulto.
  3. I Millennials sanno di poter fare meglio e più velocemente rispetto ai loro padri e per dimostrarlo sono pronti a travolgere qualsiasi barriera che gli si pari innanzi.
  4. I Millennials sono partecipativi e collaborativi, abituati a lavorare in gruppo su un progetto comune. Ma sono anche più insofferenti ai rapporti verticistici, alle gerarchie.
  5. La grande maggioranza dei Millennials pensa di poter dare un contributo attivo per migliorare il proprio Paese.

È all’interno di questo framework che si pone la Global Shapers Community, l’iniziativa promossa dal World Economic Forum, che oggi conta 7.644 shapers in 158 Paesi, con 377 hubs e 699 Alumni in tutto il mondo. Il payoff della community è «The power of youth in action» e il suo obiettivo è guidare processi orientati al dialogo, all’azione e al cambiamento, agendo su tre grandi aree: futuro delle città (dal clima alla smart mobility, dall’inclusione alle migrazioni), education e partecipazione civica.

Il Global Shapers Venice Hub, nato nel 2013, ha come mission lo sviluppo di progetti a forte impatto locale (valutando quali sono le tematiche più urgenti nel tessuto in cui è inserito), operando in linea con l’agenda del World Economic Forum e collaborando con i diversi Hub.

Composto da giovani di età compresa tra i 20 e i 30 anni, con differenti ma eccellenti background professionali o accademici, accomunati da capacità di leadershipspirito di iniziativa, e da una forte volontà avere un impatto positivo sul territorio in cui vivono e operano, con la convinzione che i giovani hanno un ruolo ed una grande responsabilità nella costruzione della società del domani.

Strumento indispensabile per contribuire al cambiamento e alla definizione del futuro è la conoscenza degli scenari evolutivi e delle sfide che ci attendono, ed è proprio con l’obiettivo di aumentare l’awareness a riguardo che nasce l’idea dell’incontro nell’ambito del Galileo Festival dell’Innovazione, che vedrà coinvolte figure che da anni stanno contribuendo attivamente all’innovazione in Italia, da un punto di vista economico e sociale.

Protagonisti del seminario saranno Cristina Pozzi, co-fondatore e amministratore delegato di Impactscool; Andrea Dusi, co-fondatore e presidente Impactscool, co-fondatore e presidente 10 Volte Meglio; Francesco Inguscio, fondatore e CEO Nuvolab; Ilaria Capuzzo, incoming Curator, Global Shapers Venice Hub, Senior Consultant, KPMG. Coordina Paolo Gubitta, docente universitario e advisor di Global Shapers Venice Hub

 

Non solo fabbriche: i lavori ibridi in sanità e nel retail

Di Paolo Gubitta, docente universitario, advisor di Global Shapers Venice Hub

Forse perché nato a partire dal documento «Umsetzungsforum INDUSTRIE 4.0», redatto tra ottobre 2012 e aprile 2013 dai tedeschi Siegfried Dais e Henning Kagermann, il dibattito sulla digital transformation ha dedicato molto spazio alla produzione manifatturiera e alle nuove fabbriche. Nel nostro Paese, poi, con il «Piano Nazionale Industria 4.0» del Ministro Carlo Calenda, la focalizzazione è stata ancora più spinta.

Si è scritto molto di Industry 4.0 anche su queste colonne, cercando di estendere il dibattito all’evoluzione del contenuto del lavoro, all’individuazione delle competenze necessarie (e le modalità formative per generarle in tempi ragionevoli) e all’analisi dei cambiamenti nell’organizzazione del lavoro e negli ambienti di lavoro (si legga ad esempio La manifattura di rivetti e il lavoro 4.0).

Questo percorso di ampliamento dell’analisi ci porta fuori dalle fabbriche, perché in realtà la digital tranformation sta cambiando l’intera società e sta rapidamente entrando in tutti gli ambiti della vita quotidiana.

Pensiamo a come sta cambiando i lavori in sanità.

La robotica in sanità ci porta verso il chirurgo 4.0, che lavorerà seduto alla consolle, muovendo alcuni joystick per guidare un robot che esegue materialmente un intervento chirurgico: bracci meccanici e telecamere prenderanno progressivamente il posto di mani e occhi esperti, mentre i modelli di comunicazione e le dinamiche relazionali tra medici e infermieri dell’équipe di sala operatoria saranno tutti da reinventare.

Sta succedendo qualche cosa di simile grazie all’uso di Watson, l’applicazione medica più nota e ambiziosa che mette insieme big data intelligenza artificiale, e che non si ferma alla riduzione di errori potenzialmente fatali in ambito sia diagnostico sia terapeutico, ma si estende alla modalità di erogazione dei servizi medici. Una volta che le macchine sapranno formulare correttamente le diagnosi e prescrivere le terapie, il mestiere del medico di base si trasformerà: da una parte, una nuova categoria di professionisti medici, formati per gestire i casi di routine (interagire ed esaminare i pazienti), per poi inserire le informazioni in un sistema standardizzato di diagnosi che fornirà le risposte; dall’altro, dei medici veri e propri in grado di interagire con Watson, ma con maggiore specializzazione per affrontare i casi più complessi.

E il lavoro sanitario in corsia? Su questo fronte, mentre l’erogazione delle attività di assistenza e cura rimane (ovviamente) ad elevato contenuto relazionale, la digitalizzazione dei processi di supporto permette di elaborare grandi quantità di dati per avere informazioni on demand che supportano l’operatore nello svolgimento del lavoro, aumentando efficacia, qualità ed efficienza (meno sprechi).

Della stessa portata sono i cambiamenti che investono il lavoro nel retail.

Se l’ecommerce ad alcuni fa paura, perché porta alla disintermediazione del retail, la realtà aumentata riporta invece il cliente nel negozio fisico: un negozio diverso da quello che conosciamo e con addetti alle vendite con competenze differenti. In questi tradizionali punti vendita si potranno virtualmente indossare gli abiti che ci piacciono, si potranno virtualmente arredare le nostre case e così via.

La realtà, come sempre, supera la fantasia. Ed è così che è già nata addirittura la ibridazione tra retail e sanitàÈ il caso delle retail clinics, fenomeno ben radicato negli Stati Uniti e giunto recentemente in Italia. Si tratta di poliambulatori multispecialistici collocati nei centri commerciali, che offrono trattamenti per le piccole patologie o servizi per la salute e la prevenzione: l’architettura e il layout dell’ambulatorio adottano lo stile tipico dei negozi di un centro commerciale; il front office è gestito da hostess; l’interazione con i clienti avviene con il massiccio uso di smartphone e altri strumenti elettronici; la formazione del personale sanitario coinvolto prevede contenuti tipicamente sviluppati nei corsi retail e mass market e a queste persone viene richiesto (e valutato) un marcato orientamento imprenditoriale.

Serve altro?

Le competenze alla sfida del 4.0

Di Giada Marafon, Responsabile area Potential hub Niuko Innovation & Knowledge

Cosa decreta il successo del percorso di trasformazione del modello di business in ottica Industry 4.0 all’interno di un’azienda? Non tanto – o non solo – il volume di investimenti in tecnologie. Non – o perlomeno non solo – le competenze tecniche delle risorse interne o dei consulenti “ingaggiati” ad hoc. Se è necessario dotarsi di una strategia per gli investimenti e per il recruiting delle competenze specialistiche in grado di “padroneggiare” le tecnologie abilitanti – compito spesso non facile, considerato il gap fra domanda e offerta – c’è un altro tema che spesso resta “sottotraccia” e invece è altrettanto strategico.

La trasformazione in chiave 4.0, se è reale e non solo “di facciata”, in genere “investe” tutta l’azienda costringendo i lavoratori a uscire dalla propria confort zone, a cambiare abitudini e prassi consolidate. Un passaggio non facile, che può essere accolto con resistenze e timori. Fermarsi di fronte a questi ostacoli o al contrario pensare di liquidare questi aspetti come secondari affidandosi solo alla capacità di moral suasion dell’imprenditore o dell’Hr manager spesso significa vanificare sforzi e investimenti. Il cambiamento, che spesso nasce inevitabilmente da un processo top-down per “rompere” resistenze altrimenti insuperabili, deve essere poi condiviso e accompagnato passo passo da una robusta formazione che coinvolga tutte le risorse per allenare le digital soft skill, ovvero tutte quelle competenze che non sono proprie dei “tecnici”, ma consentono di muoversi con flessibilità in un contesto “immerso” nelle nuove tecnologie. Vanno poi coltivate con la formazione anche le intrapreneurship skill, ovvero la capacità di ogni risorsa di dar vita ad idee originali e creative, generando valore attraverso il digitale e attuando il processo di innovazione dell’impresa.

Il primo passo di questo percorso è rappresentato dalla “mappatura” delle competenze.

Fra gli strumenti per “indagare” le skill in azienda, particolarmente efficaci si rivelano gli assessment center, una metodologia che coinvolge attivamente le persone in piccoli gruppi, ingaggiandoli con un business-game condotti da esperti in cui – attraverso simulazioni di contesti aziendali – si indagano le competenze desiderate, in modo da definire il loro obiettivo di crescita ed avviare il percorso di sviluppo. Una modalità questa non nuova negli strumenti, ma nuova nei contenuti: si tratta di inserire all’interno di contenitori, quali i business game e gli assessment center appunto, nuove competenze e nuovi driver che direzionano lo sviluppo delle persone nelle organizzazioni.

Il 4.0 rilancerà il mondo artigiano

Di Marco Bettiol, docente di Internet Marketing, Università di Padova

Luciano Polato si avvicina a una TV, tira fuori dal taschino della giacca una penna bianca e disegna il profilo di una scarpa da donna con tacco a spillo. In quel momento capisco che la TV non è proprio una TV ma uno schermo interattivo. L’immagine appena creata sembra prendere vita e inizia a modificarsi da sola. Luciano mi rassicura spiegandomi che la TV è connessa in rete e un suo collaboratore sta modificato il disegno in remoto.

Luciano non è il direttore di un reparto di R&S di una start-up di grido ma l’imprenditore di Del Brenta, un’azienda specializzata nella produzione di tacchi per scarpe da donna che ha 40 dipendenti e sede a Vigonza, in provincia di Padova, nel cuore del distretto della calzatura. Oggi l’azienda è diventata un punto di riferimento per i principali brand internazionali della moda per la sviluppo e la produzione dei tacchi. La particolare TV consente a Del Brenta di lavorare a distanza con l’ufficio stile del cliente che si trova a Parigi o New York e di disegnare assieme la forma del tacco. Molto spesso i primi bozzetti degli stilisti presentano delle difficoltà tecniche sia a livello produttivo che strutturale (il tacco non si deve rompere!).

Qui entra in gioco la competenza dell’azienda veneta che aiuta lo stilista a perfezionare il design del tacco attraverso consigli mirati e proposte di modifica che avvengono in real time. Ma questo è solo l’inizio. Una volta definito il progetto su carta, la stilista si reca in azienda per realizzare dei modelli fisici dei tacchi. Lo stilista lavora fianco a fianco con i prototipisti per definire le prime versioni fisiche del tacco.

In un pomeriggio si realizzano fino a 10/15 prototipi. Raggiunto il risultato voluto, la stilista torna a casa mentre in Del Brenta si occupano di ri-digitalizzare, attraverso uno scanner 3D, il tacco che poi verrà ulteriormente modificato a distanza con le modalità che abbiamo visto sopra. Dopo di che si produce un modello tridimensionale del tacco e lo si stampa con la stampante 3D per verificare che sia esteticamente e tecnicamente perfetto. Solo a questo punto inizia la fase produttiva vera e propria: Del Brenta produce con le proprie macchine a controllo numerico lo stampo e poi procede all’estrusione in plastica e alla rifinitura.

Come il lettore avrà intuito Del Brenta è una di quelle aziende italiane che negli ultimi 10 anni ha fatto importanti investimenti sul fronte dell’industria 4.0. Grazie a queste tecnologie l’azienda è sicuramente diventata più efficiente e veloce ma non ha modificato la propria natura artigianale. Anzi. Queste stesse tecnologie hanno potenziato la capacità dell’impresa di realizzare prodotti “su misura”. Nel passato Del Brenta lavorava principalmente per clienti italiani, con una bassa varietà di prodotto e su lotti mediamente grandi. Oggi l’azienda lavora per brand internazionali, ha di molto ampliato la propria gamma di prodotto e lavora quasi esclusivamente per piccoli lotti. Non deve sorprendere quindi che a fianco delle stampanti 3D, degli schermi interattivi e delle macchine a controllo numerico lavorino dei maestri mosaicisti che hanno il compito di rivestire i tacchi e renderli dei pezzi unici. Senza il 4.0 ci sarebbero meno artigiani in azienda e si farebbero lavorazioni più standardizzate.

Del Brenta non è un caso isolato. La propensione delle imprese a utilizzare le tecnologie industria 4.0 per aumentare la personalizzazione del prodotto è visibile anche a livello più aggregato. L’indagine su un campione di 1000 imprese made in Italy situate in Nord Italia, che abbiamo condotto come Laboratorio Manifattura Digitale del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Padova, conferma questo quadro. Il 76% delle imprese dichiara che la ragione principale dell’investimento in 4.0 è guidata dalla volontà di migliorare il servizio al cliente.

E i risultati si vedono, la percentuale di prodotti su misura realizzati dalle imprese che utilizzano il 4.0 è particolarmente rilevante: 50%, mentre i prodotti standard è al 33%. Non sorprende quindi che le imprese selezionino quelle tecnologie 4.0 che meglio si adattano rispetto alla caratteristiche del loro business. La ricerca ha messo in luce come tecnologie diverse abbiano una diversa diffusione in relazione al settore industriale: nel settore orafo sono particolarmente usate le stampanti 3d e il laser cutting, nel mobile la robotica, nell’illuminotecnica l’Internet of Things.

Un altro aspetto da considerare riguarda il processo di applicazione di queste tecnologie ai processi aziendali. Il 73% delle imprese che usano 4.0 hanno dovuto adattare le soluzioni tecnologiche alle caratteristiche dell’impresa. La personalizzazione è avvenuta a tre livelli differenti: hardware, software e nell’integrazione con il parco macchine esistente che è spesso composto anche da macchine tradizionali.

Steve Jobs diceva che chi vuole realizzare un buon software deve anche costruirsi un hardware adeguato. Una lezione che le nostre imprese più innovative vogliono applicare al mondo della manifattura. Per realizzare un buon prodotto servono macchine su misura in grado di valorizzare il saper fare della singola impresa. L’originalità si costruisce qui.

Green is good: l’innovazione sostenibile alla portata delle piccole e medie imprese

Di Valentina De Marchi, Docente di Economia e gestione delle imprese, Università di Padova

Gli scandali internazionali che dimostrano come alcune aziende internazionali abbiano sfruttato l’ambiente e le persone. Una politica sempre più stringente. Un consumatore sempre più attento e consapevole del ruolo delle scelte d’acquisto. La consapevolezza degli imprenditori del ruolo per la società delle imprese. Sono molte e diverse le motivazioni che spingono sempre più aziende ad abbracciare la sostenibilità come linea guida delle proprie attività, una realtà che sempre di più caratterizza non solo le imprese di maggiori dimensioni ma anche le piccole e medie imprese di cui è ricco il territorio veneto e che vedono in questa direzione anche importanti opportunità di sviluppo.

Impegnare a ridurre gli impatti sull’ambiente delle attività produttive implica necessariamente modificare i propri prodotti e i processi attraverso cui vengono realizzati, considerando l’intera filiera produttiva, adottando una nuova idea di sviluppo che possa ispirare le rivisitazione dei processi aziendali in chiave ambientale. In questo senso, l’innovazione ambientale è la chiave per le imprese per poter ottenere congiuntamente vantaggi di tipo ambientale ed economico – riduzione dei costi e degli sprechi, possibilità di differenziarsi, entrata in nuovi e redditizi mercati.

Diverse sono le imprese protagoniste di questa nuova stagione produttiva. Da un lato vi sono grandi imprese multinazionali, che hanno investito le ingenti risorse e le competenze presenti in azienda per rendere i propri processi più efficienti e realizzare prodotti ad impatto zero. Noto è l’esempio della trentina Aquafil, che è riuscita a realizzare un filo di nylon a partire da rifiuti o della piemontese Novamont, che realizza bioplastiche biodegradabili e compostabili. Dall’altro lato, vi sono anche innumerevoli piccole e medie aziende che, nonostante le più ridotte risorse disponibili, hanno investito e continuano a investire per sviluppare nuovi prodotti che gli permettano di entrare o prosperare in interessanti nicchie di mercato. Il settore alimentare é il comparto dove questo fermento é il più visibile, con aziende come Perlage Wine che da lunga data esporta in tutto il mondo vino biologico; ma vi sono moltissimi esempi interessanti anche in altri comparti, come quello del fashion, dove numerose start-up sono state istituite per realizzare T-shirt tinte in modo sostenibile (Wråd), abbigliamento che usa materiali sostenibili come il bamboo (Re-bello), e perfino la realizzazione di borse a partire dall’utilizzo degli scarti delle vinacce (Vegea).

La sostenibilità è un importante stimolo all’innovazione e una traiettoria di sviluppo promettente, ma non scevra di difficoltà. La letteratura suggerisce infatti che tali innovazioni implicano un grado di difficoltà maggiore e una pianificazione di medio-lungo termine; da un lato perché richiedono necessariamente un’integrazione con tutti i soggetti parte della filiera produttiva, per assicurare una effettiva riduzione degli impatti totali del prodotto; dall’altro perché le caratteristiche di sostenibilità non sono facilmente apprezzabili all’acquisto o all’utilizzo del prodotto, richiedendo uno sforzo di verifica maggiore. Lungi dal prevenire l’introduzione di innovazioni da parte delle imprese, tali caratteristiche motivano piuttosto l’importanza di investire in risorse interne ed in collaborazioni esterne per l’innovazione, soprattutto per le imprese più piccole.

I dati raccolti da una recente ricerca condotta da quattro ricercatori del dipartimento di scienze economiche ed aziendali dell’Università di Padova intervistando 180 piccole e medie imprese rappresentative del tessuto produttivo veneto per dimensione e specializzazione produttiva, riporta che ben la metà delle imprese innovatrici si sono focalizzate su innovazioni tecnologiche che hanno permesso di ridurre gli impatti ambientali. Gli innovatori ‘green’ sono imprese che hanno un reparto di ricerca e sviluppo più strutturato – in media il 3,68% del personale è dedicato full time all’innovazione – e che maggiormente valorizzano il coinvolgimento del personale nello sviluppo di nuove idee, ad esempio ricorrendo più spesso a brainstorming o alla provvisione di specifici incentivi. La possibilità di collaborare con soggetti esterni all’impresa è particolarmente importante per portare sul mercato prodotti o processi con una minore impronta ecologica: la totalità del campione ha collaborato con soggetti esterni per la realizzazione di innovazioni ambientali, contro l’85% degli altri innovatori. per le PMI non è possibile implementare un processo di sostenibilità se non collaborando. Sono clienti e fornitori, di macchinari o di materie prime, i principali partner con cui ci si interfaccia per ripensare i propri processi produttivi e il portafoglio dei prodotti in chiave green, ma importante é anche il ruolo elle università – più che triplo che per gli innovatori non green.

Da un lato, i clienti, specialmente quando si tratti di altre aziende, rappresentano un importante stimolo alla sostenibilità, motivando ed indirizzando lo sforzo innovativo. Dall’altro, i fornitori rappresentano degli attori fondamentali, fornendo ai propri clienti gli input e i componenti attraverso i quali riescono a ridurre la sostenibilità dei loro prodotti. Nel contesto Veneto, anche se spesso poco noti, sono molti sono gli esempi di aziende che realizzano componenti o input che permettono di ‘trasmettere’ la sostenibilità lungo la filiera. Uno di questi è la veronese FOMET che, dando nuova vita a degli scarti, produce concimi e fertilizzanti adatti per implementare l’agricoltura biologica. Oppure la vicentina Taplast, protagonista di uno dei comparti più inquinanti, quello degli imballaggi in plastica, che realizza pompe dispenser e tappi utilizzando input riciclati e riciclabili – strategia che le ha permesso di competere con le grandi corporation del settore e di ottenere numerosi riconoscimenti a livello internazionale.

Per un contesto a vocazione innovativa come il Veneto, la sostenibilità rappresenta una preziosa traiettoria di sviluppo, che stimola le imprese a ripensare i propri processi produttivi facendo leva sulle competenze e le risorse disponibili dentro e fuori l’impresa per introdurre nuovi prodotti e processi che possano garantire la creazione di un valore sociale oltre che economico. Molti sono gli esempi di successo, che dimostrano il potenziale di questa traiettoria ma vi è sicuramente spazio, per policy maker e istituzioni di ricerca per supportare questo comparto così che queste best practice possano diventare common practice.

Il Premio Galileo a Stefano Mancuso «Anche le piante hanno memoria»

Corriere del Veneto / di Barbara Codogno

È decisamente green la dodicesima edizione del Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica. Premiato ieri dal rettore dell’Università di Padova, dal sindaco e dall’assessore alla cultura del Comune di Padova nell’Aula Magna di Palazzo Bo, che custodisce proprio la cattedra di Galileo Galilei, vince sui cinque finalisti Stefano Mancuso con il libro Plant revolution. Le piante hanno già inventato il nostro futuro (Giunti, 2017). L’autore, pluripremiato all’estero – sempre per la divulgazione scientifica – è al suo primo premio italiano.

La giuria popolare con 37 voti lo designa vincitore dell’edizione 2018:«Sono onorato di ricevere il premio – spiega l’autore – ma sarei ancora più felice se tra i 37 ragazzi che mi hanno votato ce ne fosse qualcuno che decidesse, grazie a me e al mio libro, di studiare le piante».

Il verdetto della giuria popolare, composta da 100 giovani studenti provenienti da tutte le università italiane e da 10 classi delle scuole medie superiori di Padova e Rovigo, si è espresso sulla cinquina finalista scelta dalla giuria scientifica capitanata dalla presidentessa Sandra Savaglio, astrofisica dell’Università della Calabria, posizionando al secondo posto Anna Meldolesi con E l’uomo creò l’uomo. CRISPR e la rivoluzione dell’editing genomico (Bollati Boringhieri, 2017); al terzo posto Gabriella Greison, con Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della fisica del XX secolo (Bollati Boringhieri, 2017) al quarto posto Marco Malvaldi (ideatore de I delitti del Bar Lume dai quali è stata tratta la famosa fiction), con L’architetto dell’invisibile. Ovvero come pensa un chimico (Raffaello Cortina Editore, 2017); e al quinto posto la coppia di autori Piero Martin e Alessandra Viola, con Trash. Tutto quello che dovreste sapere sui rifiuti (Codice Edizioni, 2017).

La cerimonia di premiazione con lo spoglio dei voto in diretta è stata condotta dalla giornalista RAI Eva Giovannini che ha simpaticamente dialogato con una determinata, effervescente e anticonformista Sandra Savaglio, la quale non solo incitava i ragazzi a ribellarsi alle regole e a seguire i propri sogni ma, interpellata dalla giornalista sulle fake news scientifiche, ha affrontato di petto la questione vaccini: «In Germania – ha spiegato Savaglio – i vaccini non sono obbligatori. Noi pensiamo che i tedeschi siano migliori su tutto e quindi anche noi mettiamo in discussione i vaccini come fanno loro. Però i tedeschi, seppur abbiano la migliore tecnologia al mondo e facciano i migliori frigoriferi e le migliori cucine, non sanno cucinare. E quindi sui vaccini, così come su tante altre cose, siamo più avanti in Italia».

Standing ovation dei ragazzi per Stefano Mancuso: «L’uomo è molto presuntuoso ma non è lui al centro della vita – racconta l’autore – e non è l’unico a essere intelligente, a risolvere problemi e a imparare dall’esperienza. Anche le piante hanno memoria ed emozioni. Hanno relazioni sociali, riescono a mandarsi messaggi, chiedono aiuto e tra loro comunicano quando c’è un pericolo nell’ambiente». Un mondo ancora misterioso con tante cose da scoprire. L’unica certezza è il futuro, green.

«Le piante, necessarie e intelligenti» A Stefano Mancuso il premio per la divulgazione scientifica

Il Mattino di Padova / di Silvia Quaranta

È Stefano Mancuso, scienziato di fama mondiale e autore di “Plant revolution. Le piante hanno già inventato il nostro futuro” (Giunti, 2017) il vincitore della dodicesima edizione del Premio Galileo per la divulgazione scientifica. Ieri la premiazione nell’aula magna di Palazzo Bo a Padova, di fronte a un folto pubblico di studenti universitari e delle scuole superiori, chiamati ad esprimere il verdetto.

Il concorso prevede infatti una selezione in due parti: la prima scrematura, da cui esce la cinquina di finalisti, è affidata a una giuria composta da scienziati, divulgatori, accademici e comunicatori di alto profilo, quest’anno presieduta da una donna, Sandra Savaglio, oggi docente di Astrofisica dell’Università della Calabria e scienziata alla quale nel 2014 il Time ha dedicato una copertina, citandola come cervello in fuga dall’Europa. La seconda selezione prevede un voto popolare, espresso da un pubblico di duecento giovani lettori.

E la loro scelta, quest’anno, è stata netta: “Plant Revolution” ha ottenuto il punteggio più alto, staccando di molto gli altri finalisti. Stefano Mancuso è attualmente professore all’Università di Firenze e dirige il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale. Nel 2012″la Repubblica” lo ha indicato tra i 20 italiani destinati a cambiarci la vita e nel 2013 il “New Yorker” lo ha inserito nella classifica dei “world changers”.

“Plant Revolution” è un libro di autentica divulgazione scientifica, di estremo rigore nei contenuti e dallo stile semplice e garbato, che con un pizzico di umorismo riesce a raccontare al grande pubblico le incredibili qualità dell’universo vegetale: le piante hanno straordinarie capacità di adattamento, possono vivere in ambienti estremi, si mimetizzano per sfuggire ai predatori, si muovono senza consumare energia, producono molecole chimiche con cui manipolare il comportamento degli animali (e degli umani).

«Le piante» dice l’autore «sono alla base della vita, letteralmente: noi dipendiamo da loro in tutto, pensiamo solo alla catena alimentare o alla loro capacità di produrre ossigeno, indispensabile alla vita umana. E rappresentano il 95% di tutto ciò che vive sul nostro pianeta: noi non ci facciamo caso perché abbiamo sviluppato una sorta di cecità nei loro confronti, ma basta prestare un po’ di attenzione a ciò che ci circonda».

E non è tutto. «Le piante» continua Mancuso «hanno una memoria del tutto simile alla nostra: sono in grado di ricordare avvenimenti e stimoli a cui sono state sottoposte, e quindi di rispondere in maniera più efficiente quando si ripropongono. E la loro struttura è estremamente evoluta: non è gerarchica come la nostra, dove il cervello controlla gli altri organi. Sono come reti senza un centro, funzionano in maniera distribuita e diffusa. Sono costruite come internet e come tutto ciò che consideriamo moderno: da Wikipedia al bitcoin».

Ai giovani che hanno sostenuto il suo libro, Mancuso ha rivolto un augurio: che qualcuno di loro, nel proprio futuro, decida di dedicarsi a sua volta allo studio delle piante e delle loro potenzialità. Sul podio, al secondo posto Marco Malvaldi (con “L’architetto dell’invisibile. Ovvero come pensa un chimico”, Raffaello Cortina, 2017) e al terzo Gabriella Greison (“Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della fisica del XX secolo”, Bollati Boringhieri, 2017). Al quarto posto, Anna Meldolesi (autrice di “E l’uomo creò l’uomo. Crispr e la rivoluzione dell’editing genomico, Bollati Boringhieri, 2017), quinti Piero Martin e Alessandra Viola, autori di “Trash. Tutto quello che dovreste sapere sui rifiuti” (Codice Edizioni, 2017).

Chiude il Galileo: a Padova tre giorni da tutto esaurito per il Festival dell’Innovazione

Si è conclusa sabato 19 maggio la sesta edizione del Galileo Festival dell’Innovazione, la manifestazione nata nel 2013 a Padova per promuovere sinergie tra i soggetti che puntano a favorire innovazione e trasferimento tecnologico. Anche questa edizione, con il suo risultato, ha confermato la forza di questa idea, facendo registrare il tutto esaurito in tutti i convegni e incontri organizzati da ItalyPost, dall’inaugurazione con il teologo Vito Mancuso alla lectio di Viktor Mayer-Schonberger, professore all’Oxford Internet Institute e tra i massimi esperti mondiali di big data, dall’incontro con le aziende champion e il presidente della Fondazione Bruno Kessler Francesco Profumo al dialogo con il primo astronauta italiano Franco Malerba, fino all’evento di chiusura sul “futuro della ricerca” con nomi illustri della ricerca scientifica come Elisabetta Dejana, Andrea Mattevi e Graziano Martello, solo per citare alcuni appuntamenti.

Ma l’obiettivo originario del Galileo Festival, cioè quello creare sinergie con gli attori locali, è stato raggiunto anche grazie al successo del rinnovato Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica, che non solo ha visto la presenza di oltre mille persone ai 5 incontri di presentazione dei libri organizzati giovedì pomeriggio, ma ha anche registrato il tutto esaurito nella cerimonia in Aula Magna di Palazzo del Bo che ha visto uscire vincitore Stefano Mancuso con Plant Revolution. Si è confermata positiva anche la sinergia con TedX Padova che ha nuovamente coinvolto migliaia di giovani.

Sul piano dei contenuti del Galileo Festival, invece, è stato il tema dei rapporti tra università e impresa a emergere con grande forza. In tutti gli incontri che hanno visto coinvolti gli imprenditori, è emersa una critica sulla distanza abissale che intercorre tra le esigenze del mondo dell’impresa e l’autoreferenzialità delle istituzioni universitarie, più concentrate nel dedicarsi a costruire le carriere accademiche che a formare i giovani e conoscere le esigenze delle imprese.

“Su questo tema – sottolinea Filiberto Zovico, ideatore del Galileo Festival dell’Innovazione – si concentrerà la nostra attenzione nei prossimi mesi e nei prossimi anni, perché, se, da una parte, la critica degli imprenditori non appare infondata, il nostro impegno va nel sostenere e liberare tutte le energie positive che ci sono all’interno delle Università per tessere un dialogo proficuo tra questi mondi oggi ancora troppo lontani“.

Galileo Festival Industria a caccia di nuovi saperi

Il Mattino di Padova

Dai big data alle applicazioni nel campo della robotica, l’innovazione viaggia ormai a una velocità che impone cambiamenti strutturali a ritmo incessante. Cambiamenti che impongono riflessioni di fondo sullo stesso concetto di natura umana, che richiedono competenze che mixano elementi filosofici e sociologici con intelligenze matematiche, statistiche, mediche e ingegneristiche. Da questi presupposti prende avvio il programma della sesta edizione del Galileo Festival dell’innovazione, promosso dal portale ItalyPost e dal Comune di Padova, in collaborazione con il Corriere Innovazione – Corriere della Sera, la Commissione europea e Agenda Digitale del Veneto 2020, che si terrà a Padova da giovedì a sabato e che da anni è il principale è più partecipato appuntamento nazionale sui temi dell’Innovazione. Di questi temi si discuterà a 360 gradi alla presenza di numerosi ospiti, tra cui Vito Mancuso, Francesco Profumo, Stefano Micelli, Viktor Mayor-Schonberger, Diego Piacentini, Giovanni Caprara e molti altri.Dio, Uomo e Tecnologia.

A dirigere la manifestazione, anche quest’anno, il responsabile editoriale del Corriere Innovazione ed editorialista del Corriere della Sera Massimo Sideri, che aprirà il Festival giovedì alle 11.30 al Teatro Verdi con un dialogo con uno dei più grandi teologi del nostro tempo, Vito Mancuso, sul tema “Umano Post-Umano: un dialogo su Dio, Uomo e Tecnologia”. Il nodo lavoro e competenze. Alle 18, si discuterà di “Champion a caccia di competenze: le competenze che mancano alle imprese” in uno degli appuntamenti clou della manifestazione che riguarda proprio il tema forse di più grande attualità, ovvero la drammatica assenza di competenze di cui le imprese hanno bisogno. Dopo il saluto di Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cariparo, tre imprenditori racconteranno ai giovani quali sono le competenze di cui hanno estremo e urgente bisogno. Si tratta di Valter Brasso della piemontese Teoresi (che solo quest’anno ha assunto 200 giovani), Emanuela Colosio della bresciana Colosio e Davide Stefanelli di Vem Sistemi. In seguito, il vicedirettore del Corriere della Sera Daniele Manca dialogherà con il presidente della Fondazione Fbk e già ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, e con Stefano Micelli, presidente Progetto Manifattura Milano, su come i sistemi formativi rispondono – o meno – all’enorme quanto inevasa offerta di posti di lavoro, che rischia di limitare la competitività del sistema Paese.

Tra gli appuntamenti principali, giovedì, le presentazioni degli autori finalisti del Premio letterario Galileo per la Divulgazione scientifica: Stefano Mancuso, Anna Meldolesi, Marco Malvaldi, Gabriella Greison, Piero Martin e Alessandra Viola. Il giorno successivo, alle 11.30, in Aula Magna a Palazzo del Bo la proclamazione del vincitore. Dai big data allo spazio. La giornata di venerdì si caratterizzerà per un’altra serie di appuntamenti a partire dalla lezione di Marco Zanetti, docente di Fisica sperimentale alla Scuola Galileiana di Studi Superiori, sul tema “Machine learning: quali applicazioni nella vita di tutti i giorni?”. Alle 10, il focus si sposterà sul tema della proprietà intellettuale con un dibattito curato da Studio Bonini, “Brevetto o Segreto? Dai trade secrets alla cultura dell’innovazione”: protagonisti, tra gli altri, Maurizio Bianchini, docente di Diritto commerciale dell’Università di Padova ed Ercole Bonini, fondatore Studio Bonini. Alle 15, la lectio magistralis di Viktor Mayor-Schonberger, docente di Internet Governance and Regulation all’Università di Oxford e autore di Reinventare il capitalismo nell’era dei big data (Egea) che discuterà di “Big data revolution: l’etica nella società interconnessa”. Il pomeriggio prosegue alle 16.30 con l’intervento di Massimiano Bucchi, docente di Sociologia della Scienza dell’Università di Trento e autore di “Come vincere un Nobel. Il Premio più famoso della scienza”.I grandi della ricerca. La conclusione del Festival, sarà interamente dedicata al “Futuro della Ricerca” e alla presentazione di ricercatori che stanno rivoluzionando le scienze a livello internazionale. Tra i protagonisti dell’incontro curato con Airc e Armenise Harvard Foundation, nomi come Elisabetta Dejana, chief Vascular Biology Program Ifom, Firc Institute of Molecular Oncology Foundation, , Andrea Mattevi, docente di Biologia molecolare e Genetica dell’Università di Pavia, e Graziano Martello, ricercatore dell’Università di Padova.

Il Festival Galileo tra spazio e scienza

Corriere della Sera / di Elena Papa

Dipende da quale lato la si guarda, se quello più scientifico o quello più artistico, ma è sempre Padova. In questa contrapposizione che gioca con la storia, tra le ricerche di Galileo e i dipinti di Giotto, la città si aggiudica il titolo di “centro dell’innovazione”. E se la seduzione per l’arte non lascia scampo entrando nella Cappella degli Scrovegni, il monumento Memoria e Luce dell’architetto statunitense Daniel Libeskind identifica più di ogni altro capolavoro la vera essenza di Padova.

In questa cornice s’inserisce la manifestazione internazionale giunta alla sua sesta edizione: il Festival dell’Innovazione Galileo diretto da Massimo Sideri, editorialista del Corriere della Sera e responsabile editoriale di Corriere Innovazione (media partner dell’evento), e promosso da ItalyPost. Una tre giorni, dal 17 al 19, che prende il via con un dialogo su Dio,uomo e tecnologia con il teologo scrittore Vito Mancuso, prendendo spunto dal suo ultimo libro il Bisogno di pensare. Perché se nel nostro rapporto con la tecnologia «c’è una grande macchina che ci guarda e ci controlla, proprio come un Dio» — per usare le parole di Mancuso — allora forse esiste il rischio di idealizzare troppo il rapporto tecnologia-religione tanto da arrivare a pensare che, grazie all’intelligenza artificiale, potremo vivere fino a 120 anni.

Ma l’innovazione abbraccia tutti i campi, primi tra tutti quelli dell’industria. Così, se la quarta rivoluzione industriale ha portato all’Industria 4.0, è vero che le aziende, specie quelle emergenti, stanno cercando di capire come sfruttare al meglio le nuove tecnologie come l’Internet of Things, la robotica e l’intelligenza artificiale. L’argomento verrà ripreso durante l’evento Chi sono i Champions che competono con le global companies, al Caffè Pedrocchi. A parlare delle competenze del futuro saranno Daniele Manca,vicedirettore del Corriere della Sera, e Francesco Profumo, presidente della Fondazione Bruno Kessler e presidente Compagnia di San Paolo.

Forse non sarà l’intelligenza artificiale a farci diventare ultra centenari, ma sicuramente una buona qualità della vita, accompagnata dalla giusta alimentazione possono contribuire a farci vivere più a lungo. «Perché — racconta Eliana Liotta, giornalista e autrice di best seller di divulgazione scientifica come “La Dieta Smartfood” — si può dilatare la giovinezza e invertire il processo di invecchiamento», ne parla nel suo L’età non è uguale per tutti (La Nave di Teseo), il libro scritto in collaborazione con i medici dell’Humanitas che verrà presentato in anteprima proprio a Padova.

Droni e automobili che si guidano da sole, così si presenta la smart city. Ma una città, per aggiudicarsi il titolo di città del futuro non basta che sia digitale, occorrono anche investimenti in capitale umano e sociale. Rischi e opportunità della città intelligente è il tema del dibattito tra Aldo Bisio, ad di Vodafone Italia, e Diego Piacentini, commissario straordinario per l’Agenda digitale.

Quale sarà la moneta del futuro? La nuova frontiera e i pagamenti digitali con l’intervento di Nicola Saldutti caporedattore dell’economia del Corriere. Presente alla manifestazione anche il primo astronauta italiano Franco Malerba che incontrerà Giovanni Caprara, editorialista scientifico del Corriere della Sera. L’ex ministro Maria Chiara Carrozza, invece, interverrà in un evento parallelo presso l’Università di Padova.

Se dal 1911 al 2015 , in Italia l’unico premio Nobel nelle discipline tecnico-scientifiche assegnato alle donne è stato a Rita-Levi Montalcini, a palare di come si vince un Nobel sarà Massimiamo Bucchi, docente di Sociologia della Scienza dell’Università di Trento.

Sandra Savaglio, Presidente della Giuria

Professore di Astrofisica all’Università della Calabria. Dopo il dottorato in fisica all’Università della Calabria, è stata fellow e senior research scientist presso lo European Southern Observatory (Monaco di Baviera), la Johns Hopkins University e lo Space Telescope Science Institute di Baltimora; ha insegnato anche all’Università Tecnica e al Max-Planck Institute per la Fisica Extraterrestre di Monaco di Baviera.

Specializzata nell’astrofisica delle galassie distanti, dell’arricchimento chimico dell’universo e dei fenomeni esplosivi, vanta oltre 190 pubblicazioni in riviste internazionali, in qualità di autrice o coautrice. Per la sua ricerca utilizza i più potenti telescopi ottici, infrarossi e ultravioletti (Very Large Telescope, Hubble Space Telescope, Spitzer Space Telescope, Herschel).

Nel 2004 appare sulla copertina della rivista americana Time come simbolo della fuga dei cervelli europei negli Stati Uniti. Nel 2006 pubblica, insieme a Mario Caligiuri, un libro-denuncia sul mondo della ricerca in Italia.

Ha ricevuto i premi internazionali “Pitagora” (2008), “Casato Prime Donne” (2014), “Frescobaldi” (2015) e “Vittorio De Sica” (2016).

Sandra Savaglio

Presidente della Giuria.

Professore di Astrofisica all’Università della Calabria. Dopo il dottorato in fisica all’Università della Calabria, è stata fellow e senior research scientist presso lo European Southern Observatory (Monaco di Baviera), la Johns Hopkins University e lo Space Telescope Science Institute di Baltimora; ha insegnato anche all’Università Tecnica e al Max-Planck Institute per la Fisica Extraterrestre di Monaco di Baviera.

Specializzata nell’astrofisica delle galassie distanti, dell’arricchimento chimico dell’universo e dei fenomeni esplosivi, vanta oltre 190 pubblicazioni in riviste internazionali, in qualità di autrice o coautrice. Per la sua ricerca utilizza i più potenti telescopi ottici, infrarossi e ultravioletti (Very Large Telescope, Hubble Space Telescope, Spitzer Space Telescope, Herschel).

Nel 2004 appare sulla copertina della rivista americana Time come simbolo della fuga dei cervelli europei negli Stati Uniti. Nel 2006 pubblica, insieme a Mario Caligiuri, un libro-denuncia sul mondo della ricerca in Italia.

Ha ricevuto i premi internazionali “Pitagora” (2008), “Casato Prime Donne” (2014), “Frescobaldi” (2015) e “Vittorio De Sica” (2016).

Marco Cattaneo

Laureato in Fisica all’Università di Milano, dal 2006 è direttore di Le Scienze. Ha maturato esperienze anche nella progettazione e realizzazione di prodotti audiovisivi e multimediali, oltre a organizzare e dirigere il sito web della testata, on line dal maggio 1999. Per Le Scienze S.p.A. è direttore responsabile anche di Mind. Mente&Cervello, mensile di psicologia e neuroscienze nato nel 2003. Dal 2010 è direttore, altresì, di National Geographic Italia.

Ha collaborato frequentemente con altre testate nazionali, sia quotidiane sia periodiche (si ricordano, tra le altre, la Repubblica, Airone, Meridiani), con articoli di argomento scientifico e reportage fotografici di viaggio, soprattutto in Africa e in Asia. Ha pubblicato diversi libri tra i quali Il Patrimonio mondiale dell’Unesco (White Star 2002-2004, rist. 2012), edito in tre volumi e tradotto in tredici lingue, e Le città del mondo (White Star 2005).

È stato insignito del Premio Giornalistico per la Divulgazione Scientifica “Voltolino” (2001) e del Grand Prix de l’Association française des journalistes et écrivains de tourisme per il libro Le città del mondo (2008).

Massimo Cerofolini

Giornalista professionista, ha ideato e conduce, su Radio 1 Rai, Eta Beta, programma dedicato ai fermenti innovativi che investono la società – dal web all’economia, dal tempo libero alla cultura – e che guarda con occhio particolare ai giovani protagonisti di questa grande trasformazione in corso. Racconta inoltre i fenomeni dell’innovazione nei Giornali Radio Rai del mattino (Gr1, Gr2, Gr3).

Come sceneggiatore, dopo aver frequentato il Corso Rai-Script e la New York Film Academy, ha scritto i soggetti e le sceneggiature di miniserie televisive per la Rai come Papa Giovanni (2002), Madre Teresa (2003) e Papa Luciani (2006); con lo pseudonimo di Elia Contini ha firmato la sceneggiatura della miniserie televisiva per Canale 5 Il generale Dalla Chiesa (2007).

Laureato con lode in Giurisprudenza, ha lavorato anche per Paese Sera, L’Espresso, Italia Oggi e per il Tg3. Ha ricevuto una menzione speciale da parte della giuria del Premio “Ilaria Alpi” nel 1998 e il premio Smau sull’innovazione nel 1995.

Sposato con Paola, ha due figli, Ester e Teo.

Fabrizio Dughiero

È prorettore al trasferimento tecnologico ed ai rapporti con le imprese dell’Università degli Studi di Padova, nonché professore ordinario di Elettrotecnica presso il DII-Dipartimento di Ingegneria Industriale dello stesso Ateneo. Laureato in Ingegneria elettrotecnica nel 1988, dopo aver lavorato presso la Marelli Macchine Elettriche, ha iniziato la sua carriera universitaria come ricercatore nel dipartimento di Ingegneria elettrica (1991-1997), per diventare professore associato all’Università di Catania (1998) e, quindi, all’Università di Padova (1999-2012). Ha conseguito l’MBA imprenditori al CUOA nel 2013 e ha frequentato alcuni corsi di imprenditorialità presso l’Università di Berkeley (2012) e l’Anderson School di UCLA (2008 e 2013).

È autore di circa 200 articoli scientifici presentati a congressi o pubblicati su riviste internazionali e di 13 brevetti, nazionali e internazionali. È stato visiting scientist presso l’Università Jiao Tong di Shanghai (Cina), la Cornell University di Ithaca (USA), l’École de technologie supérieure di Montreal (Canada), l’University of Alabama di Tuscaloosa (USA), l’University di Trondheim (Norvegia) e collabora con alcune università straniere (ÉTS di Montreal in Canada, Università di Novosibirsk, Università Tecnica di Samara e Università Elettrotecnica di San Pietroburgo in Russia, Università di Hannover in Germania).

Paolo Roberto Graziano

È professore ordinario di Scienza Politica presso lo SPGI-Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali dell’Università degli Studi di Padova e professore a contratto presso il Dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico dell’Università Bocconi di Milano, nonché ricercatore associato presso lo European Social Observatory di Bruxelles.

È autore di diversi volumi e ha curato molti numeri monografici e articoli apparsi su riviste internazionali, tra le quali si ricordano Governance, European Journal of Political Research, International Political Science Review, European Political Science, Comparative European Politics, Journal of European Social Policy, Annals of the American Academy of Political and Social Science.