Matematica e democrazia. Chiara Valerio editor e scrittrice, finalista al Premio Galileo e il libro che rende seducenti numeri e formule. «Conoscere è un’avventura senza ritorno e studiare porta a essere liberi»

di Francesca Visentin / Corriere del Veneto

Un libro diventato un caso editoriale perché riesce a rendere seducente la matematica attraverso la letteratura. E tanti altri romanzi scoperti e fatti nascere con guizzo creativo, ricerca e tenacia. Chiara Valerio, scrittrice, traduttrice, editor della Marsilio, è la donna del momento nell’editoria. Una solida formazione culturale, profonda conoscenza di libri e autori, un passato da responsabile di Tempo di libri e un dottorato in calcolo delle probabilità arricchiscono il suo background. Adesso, con il nuovo libro La matematica è politica (Einaudi) è anche tra i finalisti del Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica, dopo mesi di ottime recensioni e vendite.

Chiara Valerio, perché questo libro piace tanto?
«Credo che sposti la centralità di una istruzione basata su storia della letteratura, storia dell’arte, storia della filosofia, sull’apprendimento di principi intersogettivi applicabili a tutte le discipline. È un ribaltamento di punto di vista sui percorsi scolastici che, senza cancellare il valore della memoria, anzi, facendone il motore dell’immaginazione, limita le impostazioni dogmatiche, i principi di autorità».

Racconta la matematica come palestra di vita, apprendistato alla rivoluzione e educazione alla democrazia. Cosa può insegnare oggi?
«Non ho mai capito se le cose si possano insegnare. Sono certa però che si possa imparare. A distanza di mesi dall’uscita La matematica è politica continua a essere letto con allegria, entusiasmo, curiosità e dunque credo che rappresenti la possibilità di quanto conoscere sia un’avventura, faticosa talvolta, dalla quale non si torna indietro, proprio come dalle grandi esplorazioni del passato. La conoscenza come avventura senza ritorno in un mondo in cui tutto è seriale e potenzialmente senza fine. Studiare matematica è divertente e ti rende libero, ma non libero in te, libero in una comunità.

Tanti progetti puntano a cambiare il gap culturale (e lo stereotipo) che porta poche donne alle discipline Stem. Dove e come bisognerebbe incidere?
«Bisognerebbe osservare che le discipline Stem sono una costruzione culturale, come il linguaggio, e che dunque parlare di una predisposizione naturale è deresponsabilizzante. Nel bellissimo libro illustrato di Jacky Fleming (pubblicato in italiano da Corbaccio nella traduzione di Rocco Ciba) c’è una scanzonata disamina sul perché le donne sono state rappresentate lontane dalla scienza. Questa distanza è una storia che dobbiamo smettere di raccontare, sostituendola con un’altra. Io partirei da Jacky Fleming, anche».

Letteratura e matematica hanno qualche punto in comune?
«Sono due modi di rappresentare il mondo. Ho dovuto subito credere a Dante Alighieri che già al primo rigo della commedia incontrava la selva oscura e si avviava nell’oltre mondo, la sospensione dell’incredulità in letteratura arriva subito. In matematica, nonostante fossi brava in geometria, quando sono arrivata sulla soglia delle varietà geometriche ho dovuto credere che studiando avrei capito, ho fatto “come se” capissi e sono andata avanti. Alcune volte quel “come se”, non si è trasformato in comprensione».

Come editor ha fatto pubblicare tanti libri di successo. Di quale scelta è più fiera?
«Non c’è un libro che ho portato prima in nottetempo e ora in Marsilio di cui mi vergogni. Un nome è Ginevra Lamberti di Vittorio Veneto, l’ho pubblicata prima nottetempo e ora è una autrice Marsilio. Di Ginevra sono fiera perché è bravissima, editorialmente abbiamo fatto insieme già un lungo percorso che spero prosegua».

Il cuore della Marsilio è strettamente legato a Venezia. Che relazione ha con Venezia, dove vive, cosa rappresenta per lei?
«Ho amato Venezia prima di venirci ad abitare per metà dell’anno, e adesso la amo anche in pratica. Non ho una casa in campagna, ma ho una casa a Venezia, che è la mia idea di campagna, senza macchine, ma con tutto il resto, e con il mare per giunta. Sono entusiasta di Venezia, mi piacciono le persone che ci vivono e che ci camminano. Ci venivo da ragazza per la Biennale cinema e mi sembrava impossibile viverci, mi sembrava – per usare una osservazione di Ginevra Lamberti nel suo primo romanzo – un fondale per fotografie di matrimoni coreani, invece non è un fondale, è tridimensionale, somiglia ai racconti che ne ho letto, e anche a quello che è. Venezia è contemporaneamente un’idea, una realtà tangibile, una immaginazione e un posto dove comprare i libri, il vino o le patate».

Come riesce a conciliare il ruolo di editor con quello di scrittrice?
«Ho cominciato a lavorare nell’editoria a Nuovi Argomenti, negli anni in cui Mario Desiati, scrittore, ne coordinava la redazione. Al tavolo della rivista c’erano scrittrici e scrittori che leggevano e valutavano scritti narrativi o saggistici di altri. La storia dell’editoria italiana è stata fatta dagli editori certo, ma molto dagli scrittori e dalle scrittrici. È da un paio di decenni che gli scrittori, le scrittrici, i poeti e i traduttori hanno smesso di essere impiegati nelle case editrici, e dunque giustamente ci si chiede come si concilia. Ecco, non si concilia, si fa».

A che punto è l’editoria per quanto riguarda la parità di genere?
«Cominciare a non pensare alle donne come a una minoranza ma come a più della metà della popolazione mondiale, per esempio. In editoria lavorano molte donne, alcune anche in ruoli apicali, non so se, a parità di mansione, le donne siano pagate quanto gli uomini, forse questa è l’indagine da fare. Basta contare le presenze femminili nelle cinquine o dozzine dei principali premi italiani, e le vincitrici per rendersi conto».

Qualche titolo dei romanzi che ha preferito nel 2020 e tra quelli usciti nel 2021?
«Nel 2020, credo causa pandemia, ho riletto molti classici, e ho tradotto insieme ad Alessandro Giammei, il carteggio tra Virginia Woolf e Lytton Stratchey (uscirà nel mese marzo le edizioni nottetempo che ha pubblicato ad oggi le mie traduzioni di Woolf)».

Il libro, già uscito, che avrebbe voluto scegliere lei (e fare pubblicare).
«Il romanzo di Elisa Ruotolo che uscirà nei prossimi mesi per i tipi di Feltrinelli».