La scienza, mai così d’attualità. Viaggio con i finalisti del Galileo

Il Mattino di Padova / di Nicolò Menniti-Ippolito

Tra le poche cose che non si fermano c’è il Premio Galileo, che vede in gara i migliori libri di divulgazione scientifica. È in dubbio la giornata finale, con la presentazione del vincitore davanti agli studenti che lo hanno votato, ma intanto i giovani giurati sono al lavoro sui cinque libri che la giuria tecnica, guidata dall’immunologo Alberto Mantovani, ha selezionato tra gli oltre 130 libri in gara. Contemporaneamente si è svolta l’ultima giornata di presentazione dei libri da parte degli autori.

Doveva essere l’appuntamento padovano del breve ciclo di incontri voluto dal Premio per far dialogare gli autori con i giurati e con il pubblico e invece, inevitabilmente, ognuno è intervenuto da casa. Quest’anno il Premio creato e voluto dal Comune di Padova vede nella cinquina finale “Il giro del mondo in sei milioni di anni” di Guido Barbujiani e Andrea Brunelli (Il Mulino), “Senza confini” di Francesca Buoninconti (Codice), “Cybercrime” di Carola Frediani (Hoepli), “La trama della vita” di Giulio Cossu (Marsilio) e “Il senso perfetto” di Anna D’Errico (Codice). Come negli ultimi anni la divulgazione si presenta anche in questo caso con i suoi due volti: quello dei ricercatori che si prestano a rendere leggibili e comprensibili le loro ricerche (Cossu, Barbujiani e Brunelli, D’Errico) e quello dei giornalisti scientifici che avvicinano al lettore temi specialistici (Buoninconti e Frediani).

Inevitabile, in questa occasione, parlare della attualità, visto che la scienza è tornata ad essere protagonista, anche agli occhi di chi, fino a poche settimane fa, ne diffidava. «Sono abbastanza vecchio», dice Giulio Cossu, uno dei maggiori ricercatori in materia di staminali e medicina rigenerativa, «per ricordare quello che è successo con l’Aids. Allora tutta la ricerca che poteva essere coinvolta si è concentrata sulla ricerca di vaccini e farmaci che affrontassero quella emergenza; adesso è giusto che ci si concentri su questo virus, anche se questo può andare a scapito degli altri settori». Per esempio il suo, quello della medicina rigenerativa che – dice Cossu – è «una rivoluzione equiparabile a quella rappresentata dai vaccini: non costruiamo molecole che leniscano i sintomi della malattia, ma strumenti per riparare i geni malati». Di questo parla il suo “La trama della vita”.

Una nuova frontiera come del resto anche gli studi genetici di Guido Barbujiani e Andrea Brunelli, che in “Il giro del mondo in sei milioni di anni” raccontano i lungo cammino del nostro genoma. «Oggi sappiamo con certezza», dicono Barbujiani e Brunelli, «che veniamo tutti dall’Africa e che le migrazioni sono un pezzo di storia fondamentale della umanità, ma sappiamo anche che virus e batteri ci accompagnano da sempre, ce li siamo portati dietro e qualche volta, pensiamo all’America, con esiti distruttivi». Perché gli spostamenti sono connaturati alle specie animali e però rappresentano anche dei rischi. Francesca Buoninconti racconta in “Senza confini” i viaggi migratori degli uccelli, ma sottolinea come oggi i mutamenti climatici siano uno dei fattori che ha reso più probabili gli “spillover”, i salti di genere che il coronavirus ha reso popolari.

E se Carola Frediani racconta in “Cybercrime” i reati informatici che anche in questa occasione particolare minacciano la nostra vita nella rete, Anna D’Errico si ricollega ad uno dei sintomi del virus (la perdita dell’olfatto) per raccontare come il senso più sottovalutato (l’odorato che racconta in “Il senso perfetto”) sia in realtà uno strumento prezioso per la nostra conoscenza.