Il PREMIO GALILEO INCORONA LE NUOVE FRONTIERE DELLA LOTTA AI TUMORI

Tuttoscienze de La Stampa / di Gabriele Beccaria

«Dobbiamo sapere. Sapremo». Pier Paolo Di Fiore cita, sorridendo, la celebre frase del matematico David Hillbert che compare come un suggello nel suo libro, «Il prezzo dell’immortalità». E’ lui il vincitore del Premio Galileo, edizione 2021. Sul palco del Teatro Verdi di Padova, domenica 17 ottobre, è il momento dei ringraziamenti e delle foto. «Ringrazio mia moglie, come si fa a Hollywood», aggiunge, ironico, suscitando un applauso, accanto agli altri quattro finalisti del premio che è diventato il numero uno per la divulgazione scientifica. Festeggia i suoi primi 15 anni e stavolta ha raccolto una cinquina non solo varia, ma sorprendente. A partire dai titoli. «Il prezzo dell’immortalità», per i tipi de Il Saggiatore, è un esempio iconico. Ma non meno coinvolgenti sono gli altri titoli: «Schiavi del clic» di Antonio Casilli (Feltrinelli), «La Natura geniale» di Barbara Mazzolai (Longanesi), «Genetica e destini» di Alberto Piazza (Codice Edizioni), «La matematica è politica» di Chiara Valerio (Einaudi). A riprova che gli scienziati-divulgatori sono davvero divulgatori, con il gusto della scrittura e il piacere di comunicare. La loro creatività si percepisce già dalle copertine che hanno e colpito la giuria scientifica, composta da ricercatori e giornalisti.

Di Fiore, oncologo, ricercatore all’Ieo di Milano, vince con un saggio coraggioso. Lo dimostra già dall’artificio retorico con cui è costruito. Dà voce al cancro, come se fosse un personaggio da romanzo: racconta il proprio punto di vista, che è quello, curiosamente, che condivide con la specie umana da sempre. Il desiderio di vivere in eterno. Il nostro, di umani, è un’attitudine psicologica e culturale, la sua è invece una pulsione biologica. Una legge della vita che ha a che fare con la replicazione cellulare e con le leggi dell’evoluzione. Con la differenza che nel caso dei tumori questa spinta irrefrenabile si rovescia nell’esatto contrario, trasformandosi in un processo potenzialmente mortale. Di Fiore svela il cancro come un universo di malattie e di terapie e, mentre evoca in tante pagine il prezzo psicologico che devono pagare i malati e le loro famiglie, strappa un altro applauso, quando dice che i soldi del premio, così come i proventi del libro, andranno a sostenere l’Airc, l’Associazione italiana per la ricerca e la cura del cancro.

Il giorno prima, durante l’evento di chiusura, in vista della votazione della giuria popolare, composta da un gruppo di 200 studenti universitari e dai ragazzi e delle ragazze di 10 scuole di secondo grado di tutta Italia, Di Fiore aveva raccontato quanto sfidante sia affrontare la lotta al cancro, «probabilmente l’insieme di malattie più complesso che si possa immaginare». Un racconto animato dalla passione, la stessa che che condivide con i colleghi finalisti. Al premio, infatti, non c’erano solo dei libri, ma c’erano altrettante persone: cinque personaggi diversi, con declinazioni differenti di un medesimo interesse per l’osservazione e la sperimentazione. «I lavoratori invisibili che addestrano le Intelligenze Artificiali non stanno solo in Madagascar e in Bangladesh, ma siamo anche noi, quando navighiamo in Internet», ha ammonito il sociologo Casilli, mentre la biologa-ingegnere Mazzolai spiegava le prospettive rivoluzionarie dei suoi robot bioispirati («impariamo dalla natura, come fece il nostro predecessore, Leonardo») e il genetista Piazza sottolineava quanto uniforme sia l’umanità («non parliamo più di genetica delle popolazioni, ma di genetica degli individui») e Valerio esaltava il potere della matematica: «L’importante non è avere ragione, ma trovare soluzioni».

Cinque prospettive sui mondi di quella che chiamiamo con un po’ di approssimazione scienza e che la neo-presidente del Cnr, Maria Chiara Carrozza, e la neo-rettrice dell’Università di Padova, Daniela Mapelli, hanno voluto esaltare come un’avventura di ragione e anche di cuore, percorsa dal metodo applicato con sempiterno successo da Galileo. Una scienza per il futuro, con i giovani protagonisti (e al Teatro Verdi erano tanti), lungo una prospettiva di geometrica chiarezza che è quella tracciata dal neo-Nobel per la Fisica, Giorgio Parisi. Ai giovani si è rivolto anche Filiberto Zovico, fondatore di ItalyPost, promotore del premio con il Comune di Padova e il patrocinio dell’Università, salutandoli e invitandoli a leggere: «Questo, non a caso, è un premio letterario, di letteratura scientifica». E quale luogo migliore dove coniugare scienza e letteratura se non Padova? «Siamo la città scelta dall’Unesco come Urbs Picta», ha ricordato l’assessore alla Cultura Andrea Colasio. Passato, presente e futuro si intrecciano.