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Green is good: l’innovazione sostenibile alla portata delle piccole e medie imprese

Di Valentina De Marchi, Docente di Economia e gestione delle imprese, Università di Padova

Gli scandali internazionali che dimostrano come alcune aziende internazionali abbiano sfruttato l’ambiente e le persone. Una politica sempre più stringente. Un consumatore sempre più attento e consapevole del ruolo delle scelte d’acquisto. La consapevolezza degli imprenditori del ruolo per la società delle imprese. Sono molte e diverse le motivazioni che spingono sempre più aziende ad abbracciare la sostenibilità come linea guida delle proprie attività, una realtà che sempre di più caratterizza non solo le imprese di maggiori dimensioni ma anche le piccole e medie imprese di cui è ricco il territorio veneto e che vedono in questa direzione anche importanti opportunità di sviluppo.

Impegnare a ridurre gli impatti sull’ambiente delle attività produttive implica necessariamente modificare i propri prodotti e i processi attraverso cui vengono realizzati, considerando l’intera filiera produttiva, adottando una nuova idea di sviluppo che possa ispirare le rivisitazione dei processi aziendali in chiave ambientale. In questo senso, l’innovazione ambientale è la chiave per le imprese per poter ottenere congiuntamente vantaggi di tipo ambientale ed economico – riduzione dei costi e degli sprechi, possibilità di differenziarsi, entrata in nuovi e redditizi mercati.

Diverse sono le imprese protagoniste di questa nuova stagione produttiva. Da un lato vi sono grandi imprese multinazionali, che hanno investito le ingenti risorse e le competenze presenti in azienda per rendere i propri processi più efficienti e realizzare prodotti ad impatto zero. Noto è l’esempio della trentina Aquafil, che è riuscita a realizzare un filo di nylon a partire da rifiuti o della piemontese Novamont, che realizza bioplastiche biodegradabili e compostabili. Dall’altro lato, vi sono anche innumerevoli piccole e medie aziende che, nonostante le più ridotte risorse disponibili, hanno investito e continuano a investire per sviluppare nuovi prodotti che gli permettano di entrare o prosperare in interessanti nicchie di mercato. Il settore alimentare é il comparto dove questo fermento é il più visibile, con aziende come Perlage Wine che da lunga data esporta in tutto il mondo vino biologico; ma vi sono moltissimi esempi interessanti anche in altri comparti, come quello del fashion, dove numerose start-up sono state istituite per realizzare T-shirt tinte in modo sostenibile (Wråd), abbigliamento che usa materiali sostenibili come il bamboo (Re-bello), e perfino la realizzazione di borse a partire dall’utilizzo degli scarti delle vinacce (Vegea).

La sostenibilità è un importante stimolo all’innovazione e una traiettoria di sviluppo promettente, ma non scevra di difficoltà. La letteratura suggerisce infatti che tali innovazioni implicano un grado di difficoltà maggiore e una pianificazione di medio-lungo termine; da un lato perché richiedono necessariamente un’integrazione con tutti i soggetti parte della filiera produttiva, per assicurare una effettiva riduzione degli impatti totali del prodotto; dall’altro perché le caratteristiche di sostenibilità non sono facilmente apprezzabili all’acquisto o all’utilizzo del prodotto, richiedendo uno sforzo di verifica maggiore. Lungi dal prevenire l’introduzione di innovazioni da parte delle imprese, tali caratteristiche motivano piuttosto l’importanza di investire in risorse interne ed in collaborazioni esterne per l’innovazione, soprattutto per le imprese più piccole.

I dati raccolti da una recente ricerca condotta da quattro ricercatori del dipartimento di scienze economiche ed aziendali dell’Università di Padova intervistando 180 piccole e medie imprese rappresentative del tessuto produttivo veneto per dimensione e specializzazione produttiva, riporta che ben la metà delle imprese innovatrici si sono focalizzate su innovazioni tecnologiche che hanno permesso di ridurre gli impatti ambientali. Gli innovatori ‘green’ sono imprese che hanno un reparto di ricerca e sviluppo più strutturato – in media il 3,68% del personale è dedicato full time all’innovazione – e che maggiormente valorizzano il coinvolgimento del personale nello sviluppo di nuove idee, ad esempio ricorrendo più spesso a brainstorming o alla provvisione di specifici incentivi. La possibilità di collaborare con soggetti esterni all’impresa è particolarmente importante per portare sul mercato prodotti o processi con una minore impronta ecologica: la totalità del campione ha collaborato con soggetti esterni per la realizzazione di innovazioni ambientali, contro l’85% degli altri innovatori. per le PMI non è possibile implementare un processo di sostenibilità se non collaborando. Sono clienti e fornitori, di macchinari o di materie prime, i principali partner con cui ci si interfaccia per ripensare i propri processi produttivi e il portafoglio dei prodotti in chiave green, ma importante é anche il ruolo elle università – più che triplo che per gli innovatori non green.

Da un lato, i clienti, specialmente quando si tratti di altre aziende, rappresentano un importante stimolo alla sostenibilità, motivando ed indirizzando lo sforzo innovativo. Dall’altro, i fornitori rappresentano degli attori fondamentali, fornendo ai propri clienti gli input e i componenti attraverso i quali riescono a ridurre la sostenibilità dei loro prodotti. Nel contesto Veneto, anche se spesso poco noti, sono molti sono gli esempi di aziende che realizzano componenti o input che permettono di ‘trasmettere’ la sostenibilità lungo la filiera. Uno di questi è la veronese FOMET che, dando nuova vita a degli scarti, produce concimi e fertilizzanti adatti per implementare l’agricoltura biologica. Oppure la vicentina Taplast, protagonista di uno dei comparti più inquinanti, quello degli imballaggi in plastica, che realizza pompe dispenser e tappi utilizzando input riciclati e riciclabili – strategia che le ha permesso di competere con le grandi corporation del settore e di ottenere numerosi riconoscimenti a livello internazionale.

Per un contesto a vocazione innovativa come il Veneto, la sostenibilità rappresenta una preziosa traiettoria di sviluppo, che stimola le imprese a ripensare i propri processi produttivi facendo leva sulle competenze e le risorse disponibili dentro e fuori l’impresa per introdurre nuovi prodotti e processi che possano garantire la creazione di un valore sociale oltre che economico. Molti sono gli esempi di successo, che dimostrano il potenziale di questa traiettoria ma vi è sicuramente spazio, per policy maker e istituzioni di ricerca per supportare questo comparto così che queste best practice possano diventare common practice.