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«L’innovazione che nasce dal fare» L’Italian Way, da Banzi a Micelli

Dibattito tra l’inventore di Arduino e l’autore di Futuro Artigiano al Galileo Festival.

Arduino. Non è solo una piccola scheda elettronica, con un microcontrollore a 8 bit, uno strumento per creare prototipi o piccoli dispositivi come sensori e attuatori; e non è noto solo per la piattaforma in java che consente ai neofiti, e cioè a chi ne sa poco o nulla, di iniziare a programmare.  Il fatto è che Arduino è molto «italian way» è l’esempio più lampante di quella «via italiana all’innovazione» che si è fatta largo al «Galileo Innovactors’ Festival», manifestazione internazionale che a Padova si pone come luogo di dialogo tra aziende, centri di ricerca, istituzioni e atenei. Secondo i fondatore Massimo Banzi, «il team di cui faccio parte è stato ispirato da linux, cuore informatico e “portabile” grazie al quale sono stati sviluppati sistemi operativi per personal computer, cellulari, tablet, mainframe, supercomputer. Lo si trova anche nel termostato. In realtà, è un “codice” che è utilizzabile da chiunque, con un effetto virale. Anche la nostra idea è virale: il software corredo è libero, e gli schemi circuitali (hardware) pure». In pratica, per Banzi «il modello di business è legato ad uno strumento che abilita un pubblico indeterminato, anche hobbisti, a realizzare dispositivi di vario genere. La nostra innovazione, però, non ha nulla a che vedere con la potenza del calcolo o con un software particolarmente complicato. Poche le novità radicali. Tuttavia è uno strumento performante, facile da utilizzare».

L’ITALIANITÀ DELL’INNOVAZIONE. Banzi ha dialogato sul tema,moderato dal giornalista del Corriere della Sera e direttore del Festival, Massimo Sideri con l’economista e docente di Ca’ Foscari e direttore di Fondazione Nordest Stefano Micelli «qui entra in gioco, in un certo senso, l’italianità, a non solo perché Arduino è stato concepito ad Ivrea. Da noi, infatti, l’innovazione non deriva tanto da ricerca e sviluppo, come negli Stati Uniti, quanto dal “fare”, e cioè da un lavoro consapevole di un’azienda che interagisce con il consumatore. Dall’altra parte, cioè, c’è un uomo in carne ed ossa. Perciò l’innovazione, da noi, ha riguardato alcuni settori come la meccatronica, il design, la moda. Ora, anche in questi comparti si fatica a stare al passo. Ma Arduino rimette in moto il nostro modello, perché è legato alle regole del fare. In pratica: è un open source globale, che consente ai prodotti di acquisire caratteristiche più interessanti (anche per i consumatori), e all’Italia di rientrare in un mondo che ci aveva visto, per un po’ di tempo, in difficoltà».

di Marco de’ Francesco