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Innovazione, quel dialogo mancato

Tutto cambia all’ombra dell’innovazione. Giangiacomo Olivi, legale e partner del noto studio Dla Piper, l’ha messa così: «In effetti, ci occupiamo di tecnologia, proprietà intellettuale. Diamo assistenza, e abbiamo deciso di investire nelle start-up. Il mestiere di avvocato è cambiato: non siamo più quelli che se ne stanno seduti ad esprimere pareri; siamo quelli che aiutano le imprese ad identificare il valore». E il valore, oggi, è sempre più immateriale. D’altra parte, osservando i singoli comparti, bisogna anche ammettere che il contesto digitale, per esempio, non è così sfavorevole. E’ emerso al «Galileo Innovactors’ Festival», manifestazione internazionale che si pone come luogo di dialogo tra aziende, centri di ricerca, istituzioni e atenei, appunto in fatto di innovazione. La kermesse, aperta giovedì scorso a Padova, termina oggi. Per il fondatore e amministratore delegato di Digital Magics (il più grande incubatore di start-up digitali) Enrico Gasperini «come consumatori, in Italia siamo al top, con tassi di crescita a doppia cifra. Però gli investimenti istituzionali in start up, 118 milioni di euro a livello nazionale, sono un decimo rispetto a quelli del sistema tedesco. Il primo incubatore italiano, e cioè il nostro, ha trovato risorse per 30 milioni, contro i sette miliardi di euro del primo tedesco. Tuttavia, partendo dal Made in Italy, ci sono dei settori dove la digitalizzazione è necessaria e benefica. Si pensi al food. E qui gli spazi sono enormi ». Secondo Dario Di Vico del Corriere della Sera, relatore alla manifestazione, «quanto a innovazione, si parla spesso di iniziativa pubblica o delle imprese; si dimentica tuttavia un anello intermedio, l’università. In Veneto, secondo me, gli atenei dialogano poco con le imprese, e così un potenziale enorme non trova canalizzazione nel contesto aziendale. Vanno dunque considerati con grande interesse gli spin-off, che alla fine sono collaborazioni tra atenei e studenti particolarmente brillanti. Bisogna sostenere iniziative di questo genere ». Secondo Giuseppe Di Piazza, responsabile editoriale di Corriere Innovazione, «benché, a causa di una seria di svantaggi, il nostro non sia un paese ideale per fare impresa, c’è nei nostri imprenditori una considerevole duttilità, che consente loro di superare ostacoli strutturali e handicap di contesto». C’è un mondo che avanza, e bisogna mettersi al passo.

di Marco de’ Francesco
da Il Corriere del Veneto 19 aprile 2015