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Innovazione: Italia in rimonta la sfida sono gli investimenti

Al ridotto del Teatro Verdi di Padova, il Galileo Fastival dell’Innovazione parte con un confronto tra il giornalista Massimo Sideri, il fondatore di Banzai Paolo Ainio e il consulente per l’innovazione della presidenza del Consiglio, Paolo Barberis. 

Il punto di partenza è bassissimo, prossimo al suolo: «Il Italia – dice il direttore del Galileo Festival dell’Innovazione, Massimo Sideri – soltanto l’1,98% delle nuove aziende nasce da un under 24 contro l’oltre 10% degli Usa. In una fase dell’economia come quella attuale in cui abbiamo bisogno di creare nuovo lavoro, il contributo dei giovani è però fondamentale». Tuttavia qualche segnale incoraggiante pare stia arrivando, a condizione che i nuovi progetti non vengano abbandonati a se stessi e trovino le risorse che garantiscano il tempo necessario a crescere. Parte da qui la terza edizione del Galileo Festival dell’Innovazione organizzato da VeneziePost, che andrà avanti fino a domenica prossima nella città di Padova. Parte da un incontro con l’innovatore “seriale” Paolo Ainio, il creatore un tempo di Virgilio e più di recente di Banzai (portale di news ed e-commerce sbarcato di recente in Borsa), e il fondatore di Dada – oggi consigliere per l’innovazione del presidente del Consiglio Matteo Renzi – Paolo Barberis. Emerge così che fra le tante cose di cui l’innovazione ha bisogno una di quelle fondamentali è il tempo, e il nodo su come trovare finanziatori pazienti capaci di sostenere le startup (mestiere rischioso perché il 90% delle nuove iniziative è condannata al fallimento) resta la nota dolente rispetto alla quale si attendono iniziative di sostegno proprio da parte del governo. Ma alcuni elementi favorevoli che mostrano come il clima in Italia lasci vedere qualche squarcio di sereno esistono. Anzitutto gli smartphone. Come nota Ainio, «la tendenza per cui la gran parte dei pc e laptop che ancora utilizziamo sarà sostituita dagli smartphone è chiara: in un piccolo oggetto tascabile abbiamo la stessa capacità di calcolo di grandi e scomode scatole, e l’uso della tastiera è sempre più marginale». E perché ciò sarebbe un bene per l’Italia? «Perché – spiega il papà di Banzai – la nostra rete fissa ha gravi problemi di connessione specialmente al Sud, mentre nel mobile, complice la concorrenza tra i maggiori operatori che abbiamo avuto negli ultimi anni siamo all’avanguardia: nella diffusione del 4G in Europa siamo secondi solo all’Inghilterra». E complice il boom dei super-telefonini, l’e-commerce italiano (che resta un nanetto rispetto a quello dei “vicini” Francia e Germania) cresce a ritmi del 15-20% contro l’espansione inferiore al 10% dei paesi più “maturi”. Così Ainio si sbilancia: «Col lavoro che faccio – afferma – ricevo molti giovani che mi chiedono consigli e fino a due anni dicevo a tutti di andare all’estero. Adesso devo dire che qualche iniziativa seria di sostegno alle startup è stata creata e anche se c’è molto da fare lo scenario è cambiato». La speranza è che il contributo di idee Barberis trovi effettivo ascolto all’interno del governo. Tra i temi più “caldi” che il creatore di Dada è chiamato ad affrontare c’è una missione che è molto difficile ma estremamente importante: mettere ordine nella giungla dei 50mila portali web creati in maniera davvero caotica dai tanti rami della pubblica amministrazione italiana. «Dallo scorso ottobre – fa sapere Barberis – abbiamo avviato il progetto Italia Login non per calare dall’alto un unico schema di portale della PA, ma per fornire a tutti i comuni, ministeri e amministrazioni pubbliche, un manuale che permetta loro di connettersi dal basso all’infrastruttura unica». Un sistema, questa almeno è l’idea che si cerca di realizzare, che permetta ad ogni cittadino di utilizzare un’unica password per interagire con tutte le amministrazioni italiane. «Dato che tramite smartphone – dice Barberis – la navigazione attraverso i browser è molto bassa perché l’85% del traffico passa dalle “app”, è fondamentale far funzionare questo tipo di strumento. Ad oggi non posso fare previsioni su cosa produrremo ma alcune “app” saranno già pronte ad ottobre». Se riuscirà a capire internet persino la Pubblica amministrazione, significa che la speranza di fare dell’Italia un paese amico dell’innovazione non è morta. Tuttavia resta scoperto il nodo risorse, che è fondamentale. Perché una startup di successo normalmente “esplode” al quinto o settimo anno di vita, ma tante vengano abortite dopo il primo anno perché non c’è chi le sostiene. «Negli Usa – dice Ainio – è del tutto normale che le grandi aziende innovino se stesse acquisendo startup che ritengono promettenti e che integrano al proprio interno. In Italia invece c’è la sindrome per cui se una cosa non è stata brevettata tra le mura del capannone non va bene. Bisogna superare questo freno, perciò il governo dovrebbe incentivare acquisizioni di questo tipo». Barberis concorda: «In questi anni di crisi – dice – il ministero per lo sviluppo economico ha dedicato tempo e risorse soprattutto per sostenere e salvare le aziende in crisi, ma poco per lo sviluppo effettivo dell’economia. È chiaro che non possiamo abbandonare a se stesse le aziende in difficoltà, ma investire di più nello sviluppo vero e proprio è un’urgenza che va affrontata». @dpyri